ASSOFRIGORISTI: consapevolmente protagonisti del cambiamento

Marco Oldrati, nuovo Direttore Operativo di Assofrigoristi

L’11 giugno scorso è stato eletto il nuovo team dirigenziale della associazione italiana Assofrigoristi: Fabio Brondolin è stato nominato dal consiglio direttivo Presidente dell’Associazione. Della Presidenza fanno anche parte i consiglieri Valentino Verzotto, Franco Faggi, Alberto Manzi, Maurizio Andreaus e Gianluca Degiovanni (membro di diritto in quanto Presidente uscente). Nella figura di Marco Oldrati, giornalista e consulente marketing con una precisa specializzazione nel settore della refrigerazione e della climatizzazione, la Presidenza ha individuato il nuovo Direttore Operativo.

Per l’associazione di rappresentanza nazionale degli installatori e tecnici frigoristi si apre dunque un nuovo capitolo e si apre in un momento davvero particolare. Il settore si trova infatti a dover affrontare numerosi cambiamenti: siamo nel pieno del processo di revisione del Regolamento F-gas, della definizione di misure per ottemperare agli obiettivi del Green Deal europeo, in una crisi – non solo italiana ma europea – di gap generazionale per un settore che la pandemia appena trascorsa ha dimostrato invece essere più che mai essenziale.

Ma si sa, i cambiamenti sono anche opportunità e il neonato comitato di Assofrigoristi sembra voler cogliere appieno le opportunità che si presentano per traghettarsi verso i prossimi anni. Afferma il neo Direttore Operativo Marco Oldrati: «L’Associazione ha bisogno di recuperare una forte matrice e identità di formazione rispetto alla professione e diventare un punto di riferimento in termini di formazione, supporto e assistenza sui temi tecnici che riguardano i suoi Associati». Di una cosa Oldrati è profondamente convinto: l’Associazione è detentrice di grandi capitali di competenza e conoscenza, depositati magari in maniera non strutturata ma comunque presenti e sarà compito del nuovo Direttivo mettere queste competenze a sistema affinché gli Associati ne possano usufruire al meglio in tutte le sedi possibili. Come concretamente? Tante sono le vie perseguibili ma è innanzitutto necessario un cambio di mentalità.

Iniziare a pensare in un’ottica di filiera

Per affrontare con successo le sfide di quest’epoca è necessario che i tecnici del freddo inizino a pensare in un’ottica di filiera, sia in termini di competenze che di azioni e scelte concertate: «È necessario iniziare a pensare al tecnico frigorista non solo come a colui che installa e mantiene gli impianti che altri hanno prodotto, ma come colui che ha in mano il funzionamento delle macchine e quindi che riesce a concretizzare le innovazioni e ottimizzazione che i produttori hanno progettato. Il tecnico frigorista deve acquisire la consapevolezza di esser un elemento chiave affinché l’innovazione e ricerca che si realizza in fabbrica venga poi traferita sul campo. Non è sufficiente progettare macchine che danno risultati ottimali in condizioni ideali se poi la manutenzione non viene fatta in modo che tali risultati siano la norma. Oggi abbiamo macchine che possono “parlare tra loro”, che possono esser gestite a distanza, in grado di integrare più funzioni e più fonti energetiche. Abbiamo macchine che davvero possono rendere molto, se glielo si sa fare fare. Per questo ritengo che si debba chiudere il gap che c’è tra produttori e installatori: l’installatore deve iniziare a lavorare a fianco a fianco del produttore, sin dall’inizio di ogni capitolato» afferma Oldrati.

Parola chiave: formazione

È vero: oggi abbiamo macchine che sanno rispondere ai requisiti posti dalle sfide attuali. Ma quanto di queste macchine conoscono i tecnici frigoristi? La domanda è lecita in un Paese che, pur avendo sul territorio nazionale una enorme competenza, non possiede degli adeguati centri di formazione diffusi su tutto il territorio nazionale e in grado di rispondere numericamente alle richieste del settore; è lecita in un Paese in cui l’educazione professionale del tecnico frigorista non è strutturata ed è spesso lasciata nelle mani di generazioni che poco masticano il concetto di sostenibilità ambientale, di TEWI, di efficienza energetica, di integrazione tra funzioni, di cloud e controllo da remoto. «Quello della formazione è indubbiamente un fronte su cui l’Associazione lavorerà alacremente per raggiungere una maggiore strutturazione e diffusione territoriale delle scuole per frigoristi. In passato sono stati fatti passi importanti. L’esperienza di formazione con la scuola Galdus, la creazione della scuola di Magenta, la collaborazione con l’istituto Meucci a Firenze sono tutte esperienze preziose sulla base delle quali dobbiamo continuare a costruire. Quello è il nostro punto di partenza per arrivare, idealmente, ad una formazione adeguata ai tempi, alle tecnologie e diffusa sul territorio, in particolare in quelle regioni dove già oggi esistono fortissime necessità di freddo. Si pensi al Piemonte per la conservazione della carne, alla Romagna per la conservazione della frutta, al nord-est, etc.».

Interazioni con le Aziende produttrici

Se non ricordiamo male, il cammino aperto a Magenta è stato reso possibile grazie al grande contributo di una Azienda associata che ha messo a disposizione macchine, tecnologie e competenze… «Vero! E proprio questo tipo di dialogo ci sforzeremo di avviare anche con altre aziende. La collaborazione con le aziende, fin dove possibile, è fondamentale per poter formare la generazione futura di tecnici frigoristi. Perché l’innovazione che si fa in azienda, le nuove tecnologie, le nuove macchine devono diventare la materia di studio e formazione per i tecnici frigoristi. Se questo non succederà, avremo un gap tra cosa le macchine possono fare e le competenze di chi le fa funzionare».

La transizione verso il “green cooling” si fa anche con il sostegno dello Stato

In una analisi che la rivista ZeroSottoZero ha intrapreso (non pubblicata) si sono analizzati i sostegni messi a disposizione del settore del freddo in Italia dallo Stato per favorire la transizione ecologica. Il quadro che ne deriva è una sorta di “deserto dei Tartari”: in Italia non sembrano esserci – almeno non a conoscenza del MITE e di Ispra; il MISE non ha risposto alle nostre domande – fondi a sostegno di una transizione della refrigerazione verso un modello “green”. Se si considera la ricchezza del patrimonio aziendale del settore del freddo in Italia la situazione è abbastanza desolante. E il nuovo PNR non migliora il contesto perché non vi è in esso un’attenzione al problema della gestione dell’energia termica. «Se non rivolgiamo all’energia termica – freddo e caldo – l’attenzione che meritano, soprattutto quando si parla di riqualifica, corriamo dei rischi colossali di non raggiungere gli obiettivi 2030 e 2050, di non utilizzare le risorse disponibili in maniera coerente e di sistema e di continuare a pagare assurdi conti energetici e ambientali. Se il MISE perde questo treno, l’industria italiana del freddo vivrà sogni di gloria straordinari esportando ma in Italia avrà sempre e solo un mercato secondario e rischieremo davvero di diventare la periferia d’Europa». Europa che per altro ha invece capito benissimo la ricchezza di competenze che l’Italia possiede. Non a caso negli ultimi anni molte multinazionali straniere hanno fatto “shopping” in Italia, dove però hanno lasciato i centri di ricerca e sviluppo da cui attingono al know-how e alla competenza tutta italiana. «Credo che mai come oggi sia necessario per tutto il settore del freddo italiano sedersi attorno ad un unico tavolo e fare fronte comune per chiedere ciò che gli spetta: gli strumenti per poter portare avanti la transizione ecologica. Nessuno in Italia – nessuna azienda e nessuna associazione – ha i numeri e gli strumenti per poter lavorare da solo nell’affrontare il cambiamento in atto. Occorre una unione di settore».

Italia-Europa

Assofrigoristi è membro della associazione europea Asercom ormai da qualche anno. Cosa cambierà nei rapporti con Asercom e con le altre associazioni europee? Come traghetterete tutti i concetti che avete qui sopra espresso? «In Europa vorremmo porci in maniera ancora più consapevole e sfruttando una cooperazione più bidirezionale. Dall’Europa abbiamo molto da imparare ma possiamo anche dare molto e questa possibilità di scambio è a mio parere la migliore base di partenza per una cooperazione proficua».

Grazie a Marco Oldrati per il tempo dedicatoci. A tutta la squadra ZeroSottoZero augura buon lavoro!

 

 

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