Refrigeranti naturali: strategici per l’Italia

Davide Sabbadin, Legambiente

Le tecnologie della refrigerazione naturale sono strategiche per l’industria italiana. Sono molte le eccellenze industriali che producono in Italia e che hanno fatto delle tecnologie naturali un loro cavallo di battaglia, sia in termini di macchine che in termini di componenti. A fronte di ciò, l’Italia non produce refrigeranti sintetici ed è per essi un importatore netto. Anche solo per questo, senza nemmeno scomodare le questioni ambientali, varrebbe la pena puntare sulla refrigerazione naturale: è il parere di Davide Sabbadin, Legambiente, intervenuto alla conferenza ATMOSphere Europe di fine novembre.

La questione è in realtà più complessa. Non basta che sia l’industria a puntare sui refrigeranti naturali affinché questi si affermino più facilmente sul mercato. Se le implicazioni di una tale affermazione sono un vantaggio per tutti, ad esempio per le loro implicazioni ambientali, allora è nell’interesse della Società che questa affermazione avvenga. Questo giustificherebbe la creazione di incentivi appositamente pensati, oggi grandi assenti nelle politiche incentivanti del Bel Paese. Gli incentivi che oggi, in Italia, riguardano apparecchi che usano refrigeranti non si soffermano minimamente nella considerazione del refrigerante usato.

Quella di incentivi specifici non è l’unica mancanza che Legambiente lamenta. A livello nazionale mancano schemi che sollecitino il recupero corretto degli F gas e, laddove possibile, una loro rigenerazione, entrambe considerate essenziali nel concorrere al raggiungimento degli obiettivi F gas. In Italia manca un controllo e una certificazione del fine vita del refrigerante e della sua corretta eliminazione; mancano schemi che indichino chi si deve fare carico di questo costo; manca una logistica che faciliti il recupero e riciclo di questi gas. «Questa situazione favorisce sia la dispersione incontrollata nell’ambiente dei gas al fine vita sia movimenti illegali».

E a proposito di movimenti illegali: i movimenti illegali di refrigeranti esistono! «Nonostante lo si sia negato fino a poco tempo fa» afferma Sabbadin. È fondamentale lavorare fianco a fianco con gli ufficiali doganali per dare loro gli strumenti che necessitano, non solo quelli indicati dalla Commissione (QUI), ma – aggiunge Sabbadin – è anche necessario un severo controllo sulla vera identità di chi possiede le quote in circolazione. Il miglior controllo non serve a nulla se non si definiscono sanzioni. Per questo: «L’Italia deve velocemente approvare un’attualizzazione delle norme sulle sanzioni». Nei movimenti di refrigeranti non auspicabili sebbene non illegali, Sabbadin indica anche lo “smaltimento” di vecchi apparecchi verso i paesi in via di sviluppo, dove quasi certamente il recupero del refrigerante al fine vita non avverrà in modo corretto.

Concludendo, sono molte le vie con cui poter favorire un go to market di tecnologie sostenibili. Il problema non è trovare uno schema, il problema è definire una chiara road-map in cui misure politiche nazionali ed europee, obiettivi economici e possibilità tecnologiche si incontrino per uno scopo comune.

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