Europa: il futuro delle politiche F-gas

F-gas
Andamento del phase down nel contesto del regolamento europeo F-gas. Cliccare per ingrandire

Molti dei cambiamenti che sono avvenuti nel settore del freddo europeo negli ultimi anni sono avvenuti fondamentalmente a seguito del regolamento F gas. Alle radici di questo regolamento vi è un problema contingente, molto grave, con influenze sulla società, ancor prima che sulla economia: il cambiamento climatico.

Un recente rapporto IPCC ha analizzato le possibili differenze di impatto sul mondo tra una differenza nell’innalzamento di temperatura rispetto a livelli pre-industriali di 1,5°C o di 2°C. Le differenze sono drammatiche, per questo è assolutamente necessario rimanere entro un innalzamento massimo di 1,5°C.  E anche cosi, comunque, molti effetti saranno devastanti, come già oggi stiamo vedendo.

L’Unione europea ha intrapreso numerose azioni per raggiungere l’obiettivo di rimanere entro un

Bente Tranholm Schwarz, Direttorato Generale Azione per il Clima, Commissione Europea.

innalzamento massimo di 1,5°C. Tra queste, le politiche di riduzione delle emissioni gas serra almeno del 40% entro il 2030 rispetto al 1990. «Ma sicuramente non è finita qui» afferma Bente Tranholm Schwarz, DG Climate Action, Commissione Europea, intervenuta alla conferenza ATMOsphere Europe 2018 di fine novembre. «È probabile che la Commissione renda ancora più severi i suoi obiettivi a lungo termine». Considerando che anche gli HFC sono dei gas serra, l’affermazione di Bente Tranholm Schwarz potrebbe suonare alle nostre orecchie come un “nemmeno per gli HFC la storia è finita qui”. Il che dovrebbe essere una motivazione ancora più forte a scegliere soluzioni veramente a lungo termine, ovvero che non presenteranno mai inaspettate interazioni con l’ambiente, fondamentalmente il motivo di tutti gli ultimi cambiamenti nel mondo dei refrigeranti: inattese interazioni con l’ecosistema, prima con l’ozono, poi con il clima.

Riduzione HFC: EU non più sola

Il 1° gennaio 2019 entra in vigore l’emendamento di Kigali al Protocollo di Montreal e tutti gli Stati che lo hanno ratificato inizieranno un programma di riduzione degli HFC. Gli obiettivi di Kigali sono paragonabili in termini di risultati finali a quelli del Regolamento F gas europeo, anche se le tempistiche sono diverse. Con l’emendamento di Kigali il mondo si avvia a una riduzione del consumo e produzione di HFC di più dell’80% nei prossimi 30 anni. L’UE dunque non è più sola in questo percorso in cui ha sicuramente fatto da apripista. Questo movimento globale nella stessa direzione riduce il rischio di isolamento tecnologico della UE, paventato da alcuni.

Regolamento F gas: work in progress
Andamento dei prezzi di alcuni refrigeranti dal 2014 ad oggi. (Fonte: EC) Cliccare per ingrandire

L’analisi degli andamenti della riduzione di F-gas indica gli effetti attesi: una riduzione dell’immissione sul mercato di HFC in linea con quanto previsto dal regolamento. Anche il monitoraggio dei prezzi dei refrigeranti è fondamentale per capire se il regolamento funziona. «Il costo dei refrigeranti è lo strumento per eccellenza per fare funzionare il regolamento, l’argomento principe per convincere le aziende a passare ad altri refrigeranti» afferma Bente Tranholm Schwarz. La Commissione rileva aumenti nei prezzi di alcuni refrigeranti fino a 15 volte rispetto al 2014. «È un aumento molto forte, ma atteso». Da più parti si afferma che i prezzi potrebbero essersi stabilizzati ma non vi è certezza, soprattutto perché molti divieti devono ancora entrare in vigore. Una cosa è certa: l’era dei refrigeranti a basso costo è passata e non tornerà mai più, né per i vecchi e men che meno per i nuovi refrigeranti.  Il refrigerante è oggi una voce di costo non indifferente nella gestione di un impianto.

Lotta all’importazione illegale di refrigeranti: una priorità dell’UE

I regolamenti UE si applicano automaticamente in tutti gli Stati membri. Questo comporta che:

  • tutti i produttori e gli importatori di refrigeranti devono essere registrati nel registro HFC;
  • tutti gli importatori di attrezzature devono essere registrati e avere adeguate autorizzazioni (o mostrare copertura della quota in un altro modo);
  • tutto il materiale e le attrezzature devono essere etichettati e l’attrezzatura deve avere adeguati documenti;
  • spetta agli Stati membri definire ed applicare sanzioni.

È invece compito della Commissione mettere le autorità doganali nella condizione di poter svolgere le proprie funzioni contro un eventuale commercio illegale di refrigeranti. Su questo punto il lavoro è in divenire: la Commissione sta mettendo in atto misure per formare adeguatamente gli addetti doganali, per facilitare il loro accesso al registro HFC e accesso alle banche dati per vedere se quanto viene importato rispetta il regolamento. Infine, si sta creando un sistema di controllo in tempo reale per comparare quanto viene importato con il reale possesso di quote da parte dell’importatore. «Un sistema adeguato di monitoraggio deve basarsi ovviamente su una unità di misura adeguata che è l’equivalente di CO2» afferma Tranholm Schwarz. La Commissione sta lavorando per trovare le vie legali per introdurre questo parametro a livello di tutte le dogane nazionali. Dal pubblico presente alla conferenza una osservazione appropriata a proposito dei rischi legati all’utilizzo di materiale commercializzato illegalmente: su materiale illegale non vi è nessuna garanzia, nessuna trasparenza, nessuna tracciabilità. Il rischio per la sicurezza nell’utilizzare tale materiale è molto grosso, ma sottovalutato.

Prossimi passi

Nel 2020 la Commissione analizzerà in dettaglio, attraverso studi dedicati, il settore nuovi sistemi condizionatori mono split e la disponibilità di HFC sul mercato UE. Per il 2022 è prevista una ampia valutazione dell’andamento del regolamento F gas, che terrà in conto anche gli obiettivi dell’emendamento di Kigali e della strategia climatica della UE. «Se necessario, dopo uno studio di impatto, si potrà pensare ad una nuova proposta legislativa» . Ma sicuramente l’attuale regolamento rimarrà in vigore ancora per alcuni anni, perché i processi legislativi richiedono tempi abbastanza lunghi.

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