USA: il settore del freddo chiede la ratifica di Kigali

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Andamento delle esportazioni statunitensi in uno scenario con o senza Kigali (fonte:il rapporto citato)

Sono 32 le aziende leader della refrigerazione che il 18 maggio 2018 hanno firmato una lettera indirizzata al presidente degli Stati Uniti D.Trump esortandolo a presentare l’emendamento Kigali al Protocollo di Montreal al Senato degli Stati Uniti per la ratifica.

I firmatari sono convinti che questa azione contribuirà a garantire una posizione di forza per le aziende americane in un mercato globale altamente competitivo per tutte le tecnologie che usano fluorocarburi. Con la ratifica del Senato si arriverebbe, dunque, a un punto importante per la leadership tecnologica americana e per l’industria americana nella corsa globale per fornire al mondo prodotti allo „stato dell’arte“.

«Inoltre – si legge nella lettera – riteniamo che l’emendamento di Kigali rappresenti un’opportunità per mettere l’America al primo posto e per mantenere i lavoratori americani in prima linea in queste importanti industrie globali».

«Per oltre 30 anni, il protocollo di Montreal ha fornito una cornice  per il rapido sviluppo di nuove tecnologie nel settore della climatizzazione e della refrigerazione. Grazie alla attiva partecipazione ad esso, le aziende statunitensi e i loro lavoratori sono stati in grado di esser leader rispetto ai concorrenti» si legge ancora nella lettera.

E ancora: «Gli studi dimostrano che la ratifica dell’emendamento di Kigali aumenterà i posti di lavoro negli Stati Uniti di 33.000 unità, aumentando le esportazioni di 5 miliardi di dollari e migliorando la bilancia commerciale globale di questi prodotti. D’altra parte, il fallimento nel ratificare l’emendamento Kigali potrebbe trasferire l’attuale vantaggio competitivo dall’America ad altri paesi, come la Cina»

La lettera conclude infine rivolgendosi direttamente al Presidente: «A nome dei 589.000 americani attualmente impiegati nei nostri settori, Vi esortiamo a inviare l’emendamento di Kigali al Senato degli Stati Uniti per la ratifica. Il nostro obiettivo è proteggere e creare posti di lavoro americani, un obiettivo che sappiamo che anche Lei condivide».

Tra i firmatari si leggono i nomi delle principali aziende del settore, da Danfoss Nord America a Modine, da Johnson Controls a Daikin America, da Chemours a Ingersoll Rand, Daikin e altri ancora.

QUI la lettera con tutti i nomi dei firmatari.

Tale iniziativa segue la pubblicazione, in aprile 2018, di un rapporto di JMS Consulting intitolato “Economic Impacts of U.S. Ratification of the Kigali Amendment“ in cui si afferma che le industrie manifatturiere che in un modo o nell’altro, direttamente o indirettamente, utilizzano HFC negli Stati Uniti, danno lavoro a 589.000 persone, con salario totale di 39 miliardi di dollari l’anno. La produzione diretta totale è di $ 205 miliardi all’anno in prodotti e servizi. Ogni componente di queste industrie crea anche la domanda per i prodotti dei suoi fornitori, risultante in un grande contributo della catena di fornitura all’economia. Questi effetti indiretti aggiungono 494.000 posti di lavoro con un salario di 36 miliardi di dollari l’anno e 126,5 miliardi di dollari l’anno in termini economici produzione.

L’occupazione combinata, diretta e indiretta, crea un indotto che si stima impieghi 1.463.000 persone, con un salario di $ 82 miliardi all’anno e una produzione aggiuntiva di $ 290 miliardi all’anno.

Questa è, dunque,  la dimensione dell’industria che verrebbe influenzata dalla ratifica dell’emendamento di Kigali

Nel rapporto si afferma che si prevede che l’industria statunitense HVACR sperimenterà livelli di economia  – crescita e ricavi – molto diversi a seconda che gli Stati Uniti ratifichino l’emendamento Kigali o meno.

La ratifica di Kigali fornirà stabilità normativa e informazioni di mercato a lungo termine a sostenere gli investimenti interni nelle nuove tecnologie per servire sia a livello nazionale che di mercati globali. L’implementazione negli Stati Uniti supporterà un aumento significativo delle esportazioni. Il miglioramento del commercio risulta netto rispetto a una previsione “senza Kigali”.

 

 

 

 

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