L’imprescindibilitá del “freddo pulito”

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Che ruolo può giocare il freddo nel raggiungimento dei „Global Goals al 2030” che si è posta la comunità internazionale per eliminare fame e povertà?

È la domanda che pone e a cui cerca di dare una risposta un bellissimo documento pubblicato di recente dall’Istituto per l’energia dell’Università di Birmingham, che invitiamo a leggere QUI.

Nell’introduzione, firmata dal Prof Toby Peters, professore presso lo stesso istituto, si afferma che si sta facendo un grande sforzo per affrontare l’obiettivo in maniera multidisciplinare, cercando di sfruttare al meglio le sinergie e le interconnessioni tra molti aspetti coinvolti nelle problematiche legate a fame e povertà. Molte di queste interconnessioni – ad esempio il legame sequenziale tra scarsità di acqua, guerre e migrazioni, tra crescita economica e inquinamento – sono ora note e le si sta affrontando in un’ottica di sistema. Ma – scrive Peters – c’è un elemento che fino ad ora è stato quasi interamente sottovalutato: il raffreddamento, fino a poco tempo fa la cenerentola nel dibattito sull’energia.

PILASTRO di CIVILTÁ – Senza freddo la vita sarebbe insopportabile in molti paesi caldi, molte tecniche mediche e prodotti medici non sarebbero disponibili e la conservazione del cibo impossibile. Il freddo è dunque vitale per la civilizzazione. «Ma è anche sporco» scrive Peters: il condizionamento causa, a seconda delle fonti, tra il 7 e il 10% delle emissioni globali di CO2, e queste potrebbero raggiungere il 15% entro il 2030; i veicoli refrigerati emettono NOx e particolato più dei veicoli non temperati; gli HFC sono potenti gas serra e alcuni ancora in circolazione sono pure ODS.

E siamo solo all’inizio del Boom del consumo di freddo! Per citare un esempio, secondo uno studio del Lawrence Berkeley National Laboratory, lo stock mondiale di condizionatori arriverà a 700 milioni di unità nel 2030 e a 1,6 miliardi nel 2059. E avremo maggior bisogno di raffreddare il cibo, di vaccini, di cure mediche e quindi anche di quelle che possono richiedere le tecnologie del freddo, di data center. L’unico modo per risolvere il dilemma è rendere il freddo “pulito”, attraverso le nuove tecnologie a basse emissioni di carbonio che già oggi sono presenti sul mercato. «Chiaramente il freddo pulito non è una panacea – afferma Peters – ma è sicuramente un elemento indispensabile e imprescindibile per poter raggiungere i global goals».

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