Passi avanti nella lotta contro il traffico illegale dei refrigeranti

All’inizio di gennaio 2022 i funzionari della Agenzia Dogane e Monopoli di Palermo, unitamente ai militari della Guardia di Finanza, hanno sequestrato oltre 5,5 tonnellate di gas refrigerante che si è poi rivelato violare i diritti di proprietà intellettuale ed essere illegalmente importato. Il gas era di provenienza cinese. La Cina è uno degli stati da cui partono la maggior parte dei gas refrigeranti illegali sequestrati sui mercati europei.

L’evoluzione del Dragone

A novembre 2021, però, la Cina ha ufficialmente iniziato ad attuare il suo sistema di licenze per l’esportazione di idrofluorocarburi (HFC), come richiesto dall’emendamento di Kigali che la Nazione ha accettato nel giugno 2021, diventando la 122a Parte dell’Emendamento. Secondo le regole dell’Emendamento, ciascuna Parte deve stabilire e attuare un sistema di licenze di esportazione di HFC. Questa importante pietra miliare segue il rilascio del Catalogo cinese di importazione ed esportazione delle sostanze che riducono l’ozono (ODS), che ha aggiunto gli HFC all’elenco delle sostanze il cui commercio è strettamente gestito dal paese in conformità con il Protocollo di Montreal.

Per attuare il suo sistema di licenze, l’Ufficio nazionale cinese di gestione dell’importazione e dell’esportazione di ODS ha raccolto informazioni sulle imprese nazionali che importano ed esportano HFC attraverso vari canali e ha stabilito in anticipo i contatti con le imprese. Attraverso il progetto nazionale delle attività abilitanti per la riduzione graduale degli HFC, il progetto di rafforzamento delle capacità doganali e il programma di formazione annuale, sono stati sviluppati piani di formazione e sono stati organizzati seminari di formazione per il personale di gestione di tali sostanze, nonché per le imprese di importazione ed esportazione di HFC. Queste hanno introdotto in modo completo requisiti di gestione delle sostanze controllate come previsto dal Protocollo di Montreal e dalla prassi del sistema cinese di licenze di importazione ed esportazione.

La Cina è il più grande produttore ed esportatore di HFC al mondo e il suo commercio prevede scambi con più di 120 paesi. Il Paese si è dichiarato disposto a cooperare ampiamente con le organizzazioni internazionali e i paesi pertinenti sulla gestione delle importazioni e delle esportazioni di HFC, per rafforzare lo scambio di informazioni attraverso meccanismi come il meccanismo Informal Prior Informed Consent (iPIC) gestito da OzonAction e contribuire alla promozione di una conformità globale nel commercio di HFC.

Data la posizione della Cina come principale produttore di HFC, l’effetto del suo nuovo sistema di licenze si farà letteralmente sentire in tutto il mondo.

Il nuovo sistema aiuterà a controllare un po’ di più il mercato illegale di refrigeranti verso l’Unione europea? Secondo Davide Palumbo, Senior Consultant di Navis, azienda britannica specializzata in consulenza sulla gestione delle quote F-gas, la risposta è positiva: «La licenza di esportazione dalla Cina richiede di indicare gli importatori in Europa e, come documentazione a supporto per l’applicazione della licenza di export, richiede la licenza Kigali in corso di validità di chi detiene le quote. Questa licenza è in mano solo a compagnie registrate sul portale F-Gas e i contratti di acquisto del gas refrigerante, che indicano quanto e quale refrigerante verrà immesso sul mercato UE. Così facendo si ha già alla fonte una prima scrematura, un controllo su chi può importare refrigeranti legalmente nella UE. Questo significa anche che chi non ha delle quote F-gas non viene considerato come partner capace di importare lealmente e di conseguenza la licenza export non viene concessa al fornitore cinese».

Le tonnellate equivalenti di CO2 entrano in Dogana

Anche sul fronte europeo si sono fatti piccoli passi verso una facilitazione dei controlli alle dogane relativi ai movimenti di HFC. Ovvero? «Fino a poco tempo fa, le importazioni di apparecchi precaricati venivano indicate alla dogana in unità di pezzi importati senza una indicazione in tonnellate equivalenti di CO2 del gas in esse contenuto. Non c’era cioè congruenza con quanto previsto dal Regolamento F-gas, che misura le quantità di HFC in tCO2 equivalenti. Questo era uno degli elementi che rendeva difficile un controllo della congruenza tra importazione e disponibilità di quote da parte dell’importatore. Dal 1° gennaio 2022 anche dalle dogane è stata adottata l’unità di misura in tonnellate equivalenti, armonizzando, almeno in parte, il Regolamento con i controlli doganali». Quindi buone nuove per il controllo del traffico illegale di refrigeranti. «Sì, ma rimangono delle ombre. Ad esempio, come funziona la connettività tra Dogane EU e il portale F-GAS di DG Clima (Single Window System), che sembra non essere ancora attivo, stando alle informazioni sul link ufficiale del progetto?» si chiede Palumbo.

Di seguito la nota pubblicata sul sito delle Dogane UE circa l’introduzione delle tCO2eq come unità di misura ufficiale:

 

TM996 Supplementary unit: The amount must be expressed in tonnes of CO2 equivalent. That is the quantity of greenhouse gas expressed as the product of the weight of the greenhouse gas in tonnes and of its global warming potential. The global warming potential of greenhouse gases is set out in Annexes I and II of Regulation No 517/2014 and in the case of mixtures of greenhouse gases, it is calculated in accordance with Annex IV of Regulation No 517/2014.

 

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