COP26 – Gli impegni nel settore del freddo  

Credits UNEp

Teoricamente, alla Conferenza delle Parti sui Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite (COP26) si è rafforzato l’impegno globale per accelerare l’azione sul clima in questo decennio ma sono in molti a chiedersi se questo accordo sia sufficiente per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C sui livelli preindustriali.

«È un passo importante ma non basta» ha affermato il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres nel suo messaggio di chiusura alla conferenza. «Il nostro fragile pianeta è appeso a un filo. Stiamo ancora bussando alla porta della catastrofe climatica. È tempo di entrare in modalità di emergenza o la nostra possibilità di raggiungere lo zero netto sarà di per sé zero».

C’è anche il timore, in particolare da parte delle comunità indigene e della società civile, che l’accordo – che invita 197 paesi a riferire i loro progressi verso maggiori ambizioni climatiche il prossimo anno alla COP27 in Egitto – sia troppo poco e troppo tardi. Come l’attivista per il clima ugandese Vanessa Nakate ha detto ai leader: «Stiamo affogando nelle promesse. Solo un’azione immediata e drastica ci tirerà indietro dal baratro».

E quasi come premonizione di cosa possa significare questo baratro, pochi giorni prima della COP26, Sicilia e Sardegna sono state interessate da una serie di nubigfragi che si sono abbattuti sulle isole in seguito al passaggio in quelle zone di due cicloni  con sembianze tropicali. Nel Mediterraneo! A questa anomalia climatica si è aggiunta una serie di almeno dieci tornado che hanno colpito la zona meridionale della Sicilia. Secondo i climatologi, eventi di questo tipo sono rari in Italia, ma lo diventeranno meno se le temperature continuano ad aumentare.

Cool Coalition: l’agenda del freddo

La Cool Coalition guidata dalle Nazioni Unite ha annunciato a COP26 una serie di misure per ridurre l’impatto sul clima dell’industria del raffreddamento, tra cui un aumento di 12 milioni di sterline da parte del governo del Regno Unito che quest’anno ospitava COP26.

Il freddo sarà essenziale nel futuro perché anche solo un aumento di 1,5°C – che ormai sembriamo destinati a superare – potrebbe causare danni a 2,3 miliardi di persone.  Eppure il freddo è responsabile già oggi del 7% delle emissioni globali di gas serra, tendenza in forte crescita; oggi il 10% dell’elettricità modiale viene utilizzata per produrre aria condizionata, anche qui tendenza in crescita perché, secondo dati citati da Inger Andersen, direttore esecutivo dell’UNEP, le emissioni legate al raffreddamento sono destinate a raddoppiare entro il 2030. Una cane che si morde la coda: la necessità di freddo aumenta, ma il freddo causa il cambiamento climatico.

Una transizione verso un raffreddamento efficiente e rispettoso del clima è dunque più che mai urgente. Le soluzioni naturali potrebbero consentire l’espansione del raffreddamento senza al contempo aumentare le emissioni del settore. Ciò include il lavoro nell’ambito dell’emendamento di Kigali al Protocollo di Montreal per sostituire i gas HFC.

I partner della Cool Coalition hanno stabilito un’ampia agenda per il settore del freddo a COP26. Attraverso i suoi membri – 120 paesi, città, aziende e investitori e altre organizzazioni – la Cool Coalition potrebbe essere un catalizzatore essenziale nell’accelerare gli sforzi e gli impegni globali sul raffreddamento sostenibile.

Alcuni punti salienti dell’agenda includono:

  • 14 fornitori di raffreddamento hanno aderito alla Race to Zero, rappresentando il 28% del mercato AC residenziale. Sono pronti a fornire soluzioni in linea con gli impegni di zero-net dei propri clienti. Tra essi Trane ed Electrolux
  • Gree e Haier si sono impegnati a portare sul mercato entro il 2025 unità residenziali di aria condizionata con un impatto climatico cinque volte inferiore ad oggi
  • 14 paesi hanno assunto come impegno di governo di raddoppiare l’efficienza dei prodotti a livello globale entro il 2030, concentrandosi su AC, frigoriferi, motori e illuminazione (che rappresentano il 40% dell’elettricità globale).
  • Il Gruppo EP100 ha raddoppiato i suoi membri durante la presidenza britannica della COP, quindi più produttori e acquirenti di sistemi di raffreddamento stanno migliorando la loro produttività energetica.
  • 53 piani nazionali hanno integrato misure per il raffreddamento sostenibile.
  • 25 paesi si sono impegnati a sviluppare piani d’azione nazionali per il raffreddamento.
  • 16 città si sono impegnati ad affrontare il caldo utilizzando il nuovo Beating the Heat: A Sustainable Cooling Handbook for Cities
  • Energy Efficiency Services Limited ha impegnato 50 milioni di dollari per lo sviluppo di progetti sostenibili per la catena del freddo in India
  • Il Regno Unito ha annunciato la programmazione di 12 milioni di aiuti ufficiali per compiere rapidi progressi nella riduzione degli idrofluorocarburi e nell’adozione di soluzioni di raffreddamento efficienti dal punto di vista energetico.
  • Le banche multilaterali di sviluppo hanno impegnato almeno 185 milioni di dollari per stimolare gli investimenti nel raffreddamento sostenibile.

A sostegno di questi impegni, un’ondata di attuazione senza precedenti riempirà il 2022 e oltre. Questi sforzi di attuazione contribuiranno notevolmente a trasformare gli impegni in una riduzione delle emissioni e ad aumentare la resilienza.

«Il raffreddamento sta diventando sempre più critico per rafforzare la nostra resilienza a un mondo in via di riscaldamento. Gli impegni nazionali, locali e aziendali per ridurre le emissioni devono tradursi urgentemente in un’implementazione che possa mantenere il mondo fresco e raggiungere lo zero netto in tempo» ha affermato Nigel Topping, Climate Champion a COP26.

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