ATMOsphere Europe 2021: Uno sguardo (molto sintetico) agli andamenti di mercato

In una panoramica dei fattori che hanno influenzano il mercato dei refrigeranti naturali, Ilana Koegelenberg, Co-founder e Market Intelligence Manager di ATMOsphere (ex Shecco) intervenuta alla 11esima edizione della conferenza ATMOsphere Europe, afferma che nonostante vi siano stati dei ritardi negli ordini nel 2020 a causa della pandemia, il settore dei refrigeranti naturali sta vivendo ora un notevole impulso: la maggior parte degli OEM interrogati afferma di avere molti ordini e anzi di avere difficolta nel reperimento dei componenti.

Sebbene, dunque, continuino in parte a sussistere alcune barriere alla affermazione dei refrigeranti naturali, tra le altre il maggior costo iniziale che però si annulla se rapportato ai costi di gestione, il pubblico degli end user si sta sempre più convincendo che quella naturale è una opzione fattibile e valida per il proprio supermercato. Tra l’altro, alcuni cambiamenti introdotti dalla pandemia, come ad esempio la maggior disponibilità di training online, si ripercuoteranno sicuramente in maniera positiva anche sul mondo dei refrigeranti naturali; anche l’affermarsi di negozi di vicinato e vendite online, con una maggiore richiesta di soluzioni di refrigerazione industriale da una parte e sistemi piccoli di refrigerazione dall’altra, potrebbero giocare un ruolo positivo nella affermazione dei refrigeranti naturali che per queste realtà hanno in serbo soluzioni valide e ormai collaudate.

In generale, afferma Koegelenberg, i refrigeranti naturali continuano ad affermarsi in alcune regioni chiave. In Europa al marzo 2021 si contano circa 40.000 applicazioni transcritiche sia in ambito retail che industriale; in termini di penetrazione del mercato, la CO2 nel retail europeo è al 14,1%, in Giappone al 7,4 e in USA allo 0,4%. Per gli idrocarburi si contano 2,7 milioni di unità commerciali solo in Europa e circa 2450 impianti a bassa carica di ammoniaca.

Retail: sono necessari piani per incentivare la sostituzione degli HFC

In Europa l’avanzata della CO2 nei supermercati di nuova costruzione. Ma giustamente fa notare un intervento dal pubblico: dal punto di vista ambientale considerare solo i supermercati nuovi non è sufficiente. Per ogni nuovo supermercato che viene costruito, ve ne sono altri 20 (indicativamente) già esistenti, che funzionano ancora con refrigeranti ad elevato GWP e altamente inquinanti e che perdono dal 15 al 20% di carica annua. Ma poiché sono ancora lontani dal fine vita, questi supermercati continueranno ad inquinare ancora per un po’ di anni. Per questo, per decarbonizzare davvero la refrigerazione commerciale occorrono piani nazionali e misure specifiche che richiedano o incentivino la sostituzione di HFC ad alto GWP. In Italia di questa necessita si fa portavoce Assocold che con altri stakeholder sta portando avanti proposte in questa direzione.

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