Revisione del Codice appalti per un utilizzo virtuoso delle risorse del Recovery

I fondi messi a disposizione nell’ambito di Next Generation EU rappresentano un’occasione storica per effettuare investimenti di ammodernamento e riqualificazione nell’edilizia pubblica, dal social housing alle scuole, ospedaliera e sanitaria. Intervenire sulla regolamentazione dei contratti pubblici e delle gare d’appalto risulta quindi oggi fondamentale, dal momento che soprattutto da questo passerà la capacità di gestire al meglio i fondi europei.

«Oltre alle numerose proposte di semplificazione e di accelerazione delle procedure – dichiara il Presidente di Anima Confindustria, Marco Nocivelli – per permettere uno svolgimento più efficiente dei lavori, è necessario sensibilizzare le stazioni appaltanti sull’importanza per l’economia nazionale che l’adozione volontaria dell’Art.137 del Codice appalti può portare. In questo modo, sarebbe possibile stimolare maggiormente il mercato interno e garantire un’alta affidabilità dei materiali e delle tecnologie utilizzate nelle opere di riqualificazione delle nostre infrastrutture rendendo, di fatto, le imprese italiane più competitive. L’Italia rappresenta un’eccellenza mondiale nella meccanica: per assurdo, le nostre tecnologie sono molto richieste all’estero, soprattutto dai Paesi più virtuosi, mentre in Italia tendiamo ad acquistare materiali e tecnologie da paesi terzi».

Ad oggi risulta nei fatti inevasa l’indicazione presente nelle linee guida del 2019 della Commissione europea sulle offerte di prodotti da Paesi terzi, ripresa nell’Art.137 del Codice Appalti. Tale direttiva raccomanda in ogni occasione possibile l’attento controllo delle offerte/forniture con aggiudicazioni che limitino al 50% il massimo importo totale offerto da aziende di Paesi terzi con i quali l’Europa non abbia accordi di reciprocità doganale.

Come evidenziato dal presidente Nocivelli, «rendere effettivo tale vincolo con un intervento chiarificatore all’interno del Codice dei contratti pubblici, senza provocare un aumento dei costi per le stazioni appaltanti, migliorerebbe in modo deciso la qualità e la sicurezza delle infrastrutture realizzate, gestite e manutenute, innescando un circolo virtuoso nell’economia italiana. In tutti i bandi pubblici, nazionali e locali, per la realizzazione di opere grandi o piccole, infatti, le aziende italiane possono vantare non solo l’impegno per la qualità e la sicurezza delle infrastrutture, ma il valore aggiunto delle proprie competenze e della responsabilità di creare lavoro e produrre valore nel nostro Paese e in Europa rispetto ai competitor extraeuropei che adottano politiche di prezzo spregiudicate mentre nei loro paesi di provenienza i nostri prodotti subiscono dazi pesanti e spesso vengono direttamente discriminati negli appalti pubblici».

Rispettando tale direttiva, «molte filiere – prosegue Nocivelli – potrebbero beneficiare da questa applicazione virtuosa del Codice dei contratti pubblici: dalle infrastrutture dedicate all’energia tradizionale e green allo sviluppo industriale e manifatturiero in generale, dalla riconversione o attualizzazione degli impianti siderurgici e della metallurgia fino all’edilizia e, soprattutto, al settore delle infrastrutture idriche».

Su questa scia si è già mossa negli scorsi mesi la Francia, il cui Ministero dell’Industria ha avviato iniziative significative per favorire l’adozione volontaria dell’articolo 137 da parte delle stazioni appaltanti francesi. Come risultato, già lo scorso autunno ben 80 tra le maggiori stazioni appaltanti francesi avevano aderito a questa normativa e sempre più ne sono attese considerando il forte impegno in questo senso da parte del Governo francese.

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