Arabia Saudita: proposte per rendere più sostenibile il condizionamento dell’aria

Cambiamenti medi di temperatura tra il 1979 e il 2018, su tutto l’anno (a sinistra) e solo in estate (a destra). Fonte dati: ECMWF. (Fonte: articolo citato)

Con l’aumento delle temperature globali e l’aumento della popolazione e dei redditi, la domanda di raffrescamento è destinata a crescere, creando un circolo vizioso tra il riscaldamento globale e le emissioni di anidride carbonica (CO2) legate alla produzione e consumo di elettricità. Un articolo recentemente apparso nella rivista Climate 2020, 8(1) esplora la relazione tra temperatura, elettricità, aria condizionata (AC) ed emissioni di CO2 e la sostenibilità del raffreddamento nel Regno dell’Arabia Saudita.

L’Arabia Saudita registra oggi il maggior consumo elettrico al mondo dovuto ad apparecchi condizionatori in ambito domestico/residenziale.

Secondo i dati ECMWF  – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts –  l‘Arabia Saudita si trova in un hotspot globale di riscaldamento localizzato, con temperature medie estive che in alcune città sono aumentate di oltre 3°C. La capitale Riyadh ha visto aumenti anche di 2,8°C negli ultimi 40 anni.

Considerando il riscaldamento globale medio di 1°C dal 1880 e la possibilità che questo aumenti fino a 2°C o più, il futuro delle temperature estive locali in Arabia Saudita dovrebbe essere una preoccupazione importante per i responsabili politici. Ad esempio, tali informazioni sono rilevanti per promuovere nuove strategie di adattamento ai cambiamenti climatici.

Che le estreme temperature estive dell’Arabia Saudita siano associate a grandi aumenti della domanda di elettricità per alimentare le unità di condizionamento del paese è un risultato atteso. Ciò che forse sorprende è che la quota del consumo di elettricità domestica dedicata al condizionamento è di gran lunga superiore a quella di altri paesi con condizioni climatiche simili, come gli Emirati Arabi Uniti (EAU).

Mentre fattori culturali come spazi abitativi più ampi e percezioni soggettive di comfort possono svolgere un ruolo nell’influenzare questo elemento, evidenzia al contempo il potenziale per miglioramenti da apportare al patrimonio edilizio del Regno e il suo uso del condizionamento.

Sulla base di una revisione degli studi precedenti condotta dagli autori dell’articolo e sulla base di analisi empiriche, vengono proposte una serie di misure che potrebbero contribuire a un futuro più sostenibile per il raffreddamento nella nazione. Tali misure comprendono, ad esempio:

  • una riforma dei prezzi dell’elettricità, peraltro già iniziata nel 2016, che porti ad un aumento dei prezzi del kWh. Oggi in Arabia Saudita i costi dell’elettricità sono inferiori del 37% a quelli negli USA e del 19% a quelli in Australia;
  • ridurre l’impronta carbonica del proprio sistema produttivo per l’elettricità, spostandosi verso materie prime energetiche quali il gas e le rinnovabili;
  • imporre standard minimi di efficienza degli apparecchi per il condizionamento e chiudere il divario di valori di EER tra quanto viene mediamente acquistato e quanto invece di meglio può offrire il mercato;
  • pianificare diversamente le città in modo da sfruttare il raffrescamento naturale e passivo;
  • affermare il teleraffrescamento e i depositi di ghiaccio e acqua fredda;
  • eliminare e sostituire le attuali unità da finestra, ormai obsolete;
  • eliminare gradualmente le unita di condizionamento ad HFC. L’Arabia Saudita ha concordato il phase-down degli HFC nelle unità di condizionamento entro il 2028, secondo l’emendamento di Kigali;
  • dare più spazio a ricerca e innovazione
  • affermare l’utilizzo di condizionatori con sensori in grado di rispondere alle reali necessita del momento

Se l’Arabia Saudita riuscirà a migliorare e limitare le emissioni di CO2 dovute al condizionamento, diverrà un interessante caso ed esempio per i paesi con temperature simili alle sue.

L’articolo citato è liberamente disponibile QUI

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