La sfida posta dal (possibile) vaccino Pfizer/BioNtech contro il COVID 19? Il freddo!

Credits: Gerd Altmann via Pixabay

Il 9 novembre Pfizer e BioNTech hanno annunciato che il loro vaccino sperimentale anti COVID-19 – che si basa sulla tecnologia a mRNA (RNA messaggero) sintetico per attivare il sistema immunitario contro il virus  – risultava efficace al 90% nel prevenire la malattia. Sono ancora attesi i dati sulla sicurezza, ma questi potrebbero arrivare alla fine del mese. Pfizer e BioNTech devono comunque aspettare che le autorità di sorveglianza e regolamentazione firmino la delibera prima di iniziare a spedire i vaccini a coloro che sono considerati più bisognosi. Gli operatori sanitari e le persone delle categorie a rischio saranno probabilmente in cima alla lista.

Intanto però ci si sta già interrogando sulla possibile logistica di distribuzione, perché il vaccino Pfizer e BioNTech ha una caratteristica peculiare di cui per ora in pochi sembrano preoccuparsi: deve essere mantenuto a -70-80°C (-94 F). Ed ecco che torna in gioco lei, spesso sottovalutata o dimenticata ma fondamentale per assicurare benessere: la catena del freddo!

Amesh Adalja, studioso senior presso il Johns Hopkins Center for Health Security afferma in questa intervista: «La catena del freddo sarà uno degli aspetti più impegnativi della somministrazione di questa vaccinazione. Questa sarà una sfida in tutti i contesti perché gli ospedali, anche nelle grandi città, non hanno strutture di stoccaggio per un vaccino a quella temperatura ultra-bassa».

In effetti, ad esempio, uno dei più prestigiosi ospedali statunitensi, la Mayo Clinic di Rochester, Minnesota, ha affermato di non disporre attualmente di tale capacità.

La capacità di stoccaggio a temperature cosi basse non è solo un problema della Mayo Clinic o degli Stati Uniti ma della stragrande maggioranza degli ospedali che hanno possibilità di stoccaggio solo intorno a -8/-10 gradi, temperature alle quali il vaccino si disattiva nel giro di 5 giorni. E figuriamoci poi quali possono essere le possibilità di stoccaggio di un vaccino simile nelle zone rurali o nei paesi in via di sviluppo!

Sempre secondo questa intervista, il portavoce della Pfizer Kim Bencker ha affermato che la Società sta lavorando a stretto contatto con il governo degli Stati Uniti e funzionari statali su come spedire il vaccino dai suoi centri di distribuzione negli Stati Uniti, in Germania e in Belgio in tutto il mondo. Il piano dettagliato include l’uso di ghiaccio secco per trasportare fiale di vaccino congelate sia per via aerea che per terra alle temperature consigliate per un massimo di 10 giorni.

Ma Pfizer/ BioNTech non sono le uniche sulle tracce del vaccino anti-Covid. Altre aziende si stanno avvicinando alla soluzione come Moderna Inc, Johnson & Johnson e Novavax Inc  e i loro vaccini possono esser conservati a -8°C, temperature di stoccaggio normali e accessibili a quasi ogni ospedale.

Sono dunque i requisiti di refrigerazione per ora il punto a sfavore del vaccino di Pfizer perché proprio questi  potrebbero impedire la possibilità di estenderlo a sistemi sanitari rurali o nelle nazioni meno ricche, che potrebbero non avere i fondi per le unità di refrigerazione. Se dunque quello di Pfizer dovesse essere l’unico vaccino ad essere autorizzato nei prossimi mesi, ci si dovrebbe preoccupare dell’equità quando si tratta di diffonderlo nelle aree rurali, come ha affermato Claire Hannan, direttore esecutivo presso l’Association of Immunization Managers, un’organizzazione senza scopo di lucro che rappresenta lo Stato e i funzionari della sanità pubblica locale che gestiscono i vaccini negli Stati Uniti.

Cosa accadrà non lo sappiamo ancora, ma questo esempio mette ancora una volta in evidenza non solo l’importanza ma anche la forza discriminante che può avere il disporre o meno di una catena del freddo con le caratteristiche richieste e l’importante ruolo sociale del freddo. In ultima analisi, la potenzialità di benessere sanitario di un paese si misura anche sulla base della sua catena del freddo.

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