I refrigeranti naturali dal punto di vista del Sud Africa – Impressioni dal convegno eurammon a Chillventa eSpecial

Anche l’industria sudafricana della refrigerazione e condizionamento dell’aria è sulla via del cambiamento. Il settore della refrigerazione ha fatto grandi passi in avanti verso i refrigeranti naturali. Anche la recente (2019) ratifica dell’emendamento di Kigali lascia supporre che si imbocchi la via della riduzione degli HFC a favore di alternative, tra cui anche i refrigeranti naturali. Per ora però – afferma Grant Laidlaw, CEO Air Conditioning and Refrigeration Academy ACRA, Sud Africa – intervenuto al convegno organizzato da eurammon nel contesto di Chillventa eSpecial – non sono stati ancora promulgate regolamenti di nessun tipo in questa direzione. E questo è forse oggi il più grande problema del Sud Africa nel suo viaggio verso una refrigerazione più sostenibile: la mancanza di indicazioni concrete e specifiche per l’industria, su come procede e in quale direzione andare. Per i refrigeranti naturali il Sud Africa ha un grande potenziale di sviluppo, anche perché’ alcuni settori – come quello del condizionamento che in Sud Africa è molto grosso – sono ancora terre “vergini” in termini di applicazione dei refrigeranti naturali.

Guardando allo status quo dei vari settori si osserva che:

  • Il mercato della refrigerazione domestica è stato teoricamente completamente convertito agli Idrocarburi, soprattutto R600a. Purtroppo però si registra una tendenza al retrofit degli apparecchi con R134a per molte ragioni, tra cui spesso la mancanza di competenza tecnica e ovviamente di standard o obblighi a rimanere sugli idrocarburi;
  • Il settore della refrigerazione commerciale leggera sta subendo un rapido cambiamento verso il propano R290, in particolare nel settore dei refrigeratori per bevande; 20.400 display cabinets a propano sono ora sul mercato sudafricano,
  • A livello di settore industriale l’ammoniaca è ormai da tempo ben affermata in Sud Africa e oggi vi è sempre più la tendenza ad accompagnarla alla CO2. Nelle installazioni più datate vi sono ancora R22, R404A e R134a. Una legislazione e degli standard nazionali che siano consoni agli obiettivi di riduzione di Kigali sarebbero un grande aiuto per dare all’industria indicazioni su come proceder nel rinnovamento di questi impianti;
  • Nel retail la CO2 si sta a poco a poco diffondendo. Vi sono importanti brand che stanno passando a impianti transcritici. Poiché non vi è una legislazione nazionale che spinge in questa direzione, l’affermazione di queste tecnologie è lasciata alla iniziativa privata.
  • Il settore del condizionamento d’aria è, tra quelli che utilizzano refrigeranti – il più grosso. È caratterizzato dalla presenza ancora di molto R22 soprattutto nei sistemi precedenti al 2016. Sistemi più recenti sono stati installati utilizzando una varietà di refrigeranti, per esempio R134a. Sistemi unitari sono ora in fase di installazione con R410a come refrigerante predominante. Il Sudafrica sta importando anche apparecchiature che utilizzano refrigeranti naturali, sebbene ancora in quantità minime. Un’altra sfida è rappresentata da una notevole resistenza al cambiamento in questo settore: vi è molta diffidenza nei confronti dei refrigeranti infiammabili anche perché non vi è una cultura in grado né di spiegarne i vantaggi né i reali rischi. Un settore difficile che però rappresenta un enorme potenziale di sviluppo futuro per i refrigeranti naturali, qualora si riesca a rompere la diffidenza. Questo atteggiamento del settore e forse anche la mancanza di un regolamento nazionale fa sì che i produttori di macchine – e sono tutti esteri perché il Sud Africa non ne ha di propri – vedano il mercato sudafricano come “non pronto” per un nuovo condizionamento. Questo ovviamente rende l’evoluzione ancora più difficile.

In termini di regolamenti, come già indicato, non vi è ancora una legislazione nazionale che porti ad una riduzione degli HFC. Tuttavia è in vigore un regolamento per le machine che lavorano in pressione (dal 2009) che richiede un training obbligatorio per I tecnici che lavorano con I refrigeranti, compresi tutti I refrigeranti naturali, e una certificazione di conformità per tutti gli apparecchi che utilizzano un qualunque refrigerante e operano a  pressioni superiori a 50kPa. Molto “bolle in pentola” invece per la formazione professionale. A più livelli si stanno modernizzando i curriculum di studio e formazione per adeguarli ai nuovi refrigeranti. Questo sta avvenendo anche con la collaborazine di agenzie internazionali e progetti di sviluppo.

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