Meccanica, tra difficoltà e incertezza. In leggero aumento la fiducia delle aziende

Credits: “motion gears -team force” by ralphbijker

Gli ultimi due sondaggi diffusi da Anima Confindustria, uno nel mese di maggio ed uno a settembre, che hanno raccolto le reazioni degli imprenditori alla crisi dettata dal Coronavirus, evidenziano una lenta ripresa della meccanica italiana; ma rimane un forte clima di incertezza con la produzione ancora sotto ritmo, gli scambi commerciali limitati e l’export lontano dai valori pre-Covid.

Le imprese italiane continuano a riscontrare difficoltà nell’accesso al credito ed alle misure di sostegno varate del governo. Numeri ancora negativi per la meccanica italiana, che però con adeguate misure di sostegno da parte del nostro Governo, potrebbero migliorare.

Il dato principale riguarda la stima di perdita di fatturato per il 2020: a fine maggio il 45,5% del campione prevedeva una perdita superiore al 20% del fatturato, ora a sostenere un calo simile è il 28,4% del target.

Pur se in lieve miglioramento, ancora più della metà delle imprese si dicono preoccupate per i ritardi dei pagamenti: si passa dal 72% al 61,7%. Cresce di poco la fiducia nei confronti dell’export: rimane, infatti, alto il numero di aziende Anima che ha perso ordini all’estero a causa del lockdown, una quota di aziende che a maggio superava il 70%, mentre a settembre ha riguardato il 63% del campione.

«Nonostante i numeri dei nostri sondaggi siano in lieve miglioramento, la situazione è decisamente critica e solo con adeguate misure nell’ambito del Recovery Fund, potremo sperare in un miglioramento» afferma il presidente di Anima Confindustria, Marco Nocivelli. «La meccanica è un settore trainante dell’economia italiana, una ripresa del comparto favorirebbe lo sviluppo economico e occupazionale dell’intero Paese».

Da evidenziare inoltre che anche se cresce il numero delle aziende che ha ritenuto adeguate le misure a sostegno del Decreto Liquidità, resta un elevato grado di insoddisfazione per le difficoltà incontrate.

Il presidente Marco Nocivelli conferma: «I dati dell’Ufficio Studi rivelano una soddisfazione salita circa al 50% nel mese di settembre: a maggio solo un’azienda su tre riteneva adeguate le misure del governo in tema di Decreto Liquidità. Tra le maggiori criticità – prosegue Nocivelli – rimangono l’eccessiva burocrazia e la difficoltà di accesso al credito bancario, meno semplice e veloce di come ci è stato presentato. È necessario snellire tali procedure perché alcune aziende rischiano di chiudere prima ancora di avere avuto la possibilità di ricevere i fondi promessi. A livello economico e di sostegno da parte delle istituzioni, lo scenario di oggi è più positivo rispetto a qualche mese fa, ma chiediamo maggiore decisione, velocità e attenzione perché non possiamo sottovalutare la situazione attuale».

Rimane, infine, pressoché invariata la percezione delle aziende nei confronti delle misure di sostegno alle imprese – per esempio in tema di IRAP o di rafforzamento patrimoniale – ritenute adeguate da solo 1 azienda su 3 del campione. «È stata bene accolta la cassa integrazione, ma a livello fiscale dovevano essere attuate misure più forti e di maggiore sostegno per le imprese» prosegue Marco Nocivelli. «In questo momento è necessario rilanciare il settore e incentivare l’innovazione tecnologica delle imprese, il Governo deve lanciare un segnale forte per sostenere l’industria manifatturiera italiana ed evitare un crollo dell’occupazione. In un momento storico come quello che stiamo vivendo, la trasformazione digitale gioca un ruolo fondamentale. Ma è necessario un piano a lungo termine: possiamo migliorare il presente solo se pianifichiamo il nostro futuro».

 

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