Refrigeranti naturali: nel futuro del condizionamento dell’aria

Quote di mercato degli HFC suddivisa tra AC/refrigerazione (Credits: Ilana Koegelenberg, Market Development Manager, shecco) Cliccare per ingrandire

Gli scenari al 2030 per il mercato del condizionamento dell’aria presentati durante la conferenza online ATMOsphere-DTI (Danish Technological Institute) sono davvero impressionanti:

  • si stima che tra il 2019 e il 2030 saranno vendute globalmente 4.8 miliardi di nuove unità di raffreddamento (Fonte: “The Cooling Imperative” redatto da The Economist Intelligence Unit);
  • le vendite annue raggiungeranno 460 milioni di unità, rispetto ai 336 milioni di vendite del 2018 (Fonte: “The Cooling Imperative”);
  • Il 40% delle emissioni totali viene dall’edilizia e qui HVAC contribuisce con l’8% (Fonte: World Green Building Council).

Davvero, allora, il condizionamento è “the elephant in the room” come lo definisce Marc Chasserot, CEO di shecco: se si confronta la quota di mercato del condizionamento (mobile, commerciale, residenziale e industriale) rispetto a quella della refrigerazione, la prima fa sicuramente la parte del leone con oltre il 60%.

Più o meno gli stessi rapporti si registrano per quanto riguarda i refrigeranti. Secondo UNEP il condizionamento conta una quota di mercato dei refrigeranti del 65%, motivo per cui, sebbene quello dell’efficienza energetica degli apparecchi sia un tema fondamentale per limitare le emissioni, quello della tipologia di refrigerante lo è altrettanto.

Riguardo ad essi, oggi per il condizionamento le opzioni disponibili e in linea con il Regolamento F-Gas sono:

  • HFC a basso GWP come R32 che ha un GWP di 675, superiore alla media di 400 che si dovrebbe raggiungere al 2030, secondo il regolamento F-Gas;
  • HFO come R1234yf, che però in atmosfera si scompone in TFA, sospettato di causare una serie di problemi all’ecosistema;
  • Refrigeranti naturali, che al momento sono obiettivamente l’unica soluzione che non presenta nessuno dei problemi di GWP e interazioni con l’ecosistema, che invece troviamo nelle soluzioni precedenti.

Se oggi i refrigeranti naturali costituiscono solo una nicchia nel settore del condizionamento, shecco è convinta che possa verificarsi in questo comparto quanto si è verificato nel settore della refrigerazione dove oggi i refrigeranti naturali si affermano sempre più e trovano impieghi in luoghi geografici e applicazioni impensabili solo 15 anni fa.

Certo è che il consenso dell’industria continua a crescere: Egitto, India, Pakistan convertono linee di produzione a R290 ma più di tutti dà da pensare la Cina che negli ultimi anni ha convertito ben 18 linee di produzione a R290 e ha oggi una capacità produttiva di 4,5 milioni unità/anno. E proprio la Cina è stata indicata nel già citato rapporto “The Cooling Imperative” come la Nazione che guiderà nel futuro il mercato della richiesta per il condizionamento dell’aria… ma forse  – aggiungiamo noi – anche quello dell’offerta.

E l’Europa? L’Europa si muove verso il condizionamento con refrigeranti naturali per ora soprattutto con i portatili a R290: si contano otto produttori e si stima che in questo comparto entro due anni tutte le nuove unita saranno a R290.

Aria di cambiamento

A giudicare dai segnali del mercato, dagli sviluppi della tecnologia, dalla percezione degli stakeholder, siamo all’inizio di una transizione che porterà i refrigeranti naturali fuori dalla nicchia e ad affermarsi nel condizionamento dell’aria. Questo vale soprattutto per l’Europa che a breve deve rivedere il Regolamento F-Gas.

E come giustamente osserva Bente Tranholm-Schwarz, Deputy Head of Unit, Commissione europea, DG Clima, intervenuta alla conferenza, la situazione in cui ci troviamo a rivedere il regolamento oggi è ben diversa da quella del 2012, quando il regolamento è nato. Oggi l’Europa si è posta la strategia del Green Deal per raggiungere una economia decarbonizzata al 2050. Questo richiede necessariamente più sforzi da parte di tutti, quindi anche del settore del freddo; gli sviluppi della refrigerazione naturale degli ultimi anni hanno portato a nuove tecnologie ormai affermate sul mercato; non da ultimo, appaiono sempre più studi che mettono in discussione l’innocuità per l’ecosistema di un crescente accumulo di TFA, molecola che deriva dalla nell’ambiente degli HFO. E poiché il principio di precauzione è un pilastro nel processo decisionale della EU, questi studi non possono essere ignorati durante la revisione del regolamento F-Gas.

Aria di cambiamento non solo nella tecnologia ma anche nell’offerta e nel servizio:

  • Si assiste a una sempre maggiore affermazione della digitalizzazione per rendere gli impianti più smart; e il Covid ha sottolineato il plus valore di poterli gestire e controllarea distanza;
  • Si afferma il modello del “pay per use” anche nel freddo che, diventa non più una facility ma un servizio, sia per il condizionamento che per la refrigerazione.

Gli anni a venire saranno decisivi per tutti, sia per chi sceglie una nuova tecnologia a refrigerante naturale che contribuirà alla affermazione di queste tecnologie anche nel condizionamento, sia per chi non lo farà e dovrà quindi affrontare un panorama legislativo oggi in mutamento.

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