Accordo di Parigi: tutti (o quasi) in ritardo!

Credits e Fonte:Climate Watch

Secondo l’Accordo di Parigi, ogni nazione che lo ha firmato deve presentare contributi nazionali –  NDC o Nationally Determined Contributions – nuovi o aggiornati ogni 5 anni. Il 2020 è dunque la prima volta che i Paesi devono presentare obiettivi di emissione nuovi o aggiornati e la scadenza è stata il 9 febbraio.

L’Accordo di Parigi chiarisce inoltre che gli NDC rappresenteranno una progressione e rifletteranno la più alta ambizione possibile del paese. Al 9 febbraio solo 3 paesi (tre!) tra quelli che hanno firmato l’Accordo di Parigi hanno presentato NDC aggiornati. Tre paesi che, secondo le stime del think tank statunitense World Resources Institute sulla piattaforma “Climate Watch“, rappresentano solo lo 0,1% delle emissioni globali di gas a effetto serra.

D’accordo, il 9 febbraio è appena passato e quindi un po’ di ritardo ce lo si può anche aspettare, soprattutto per obiettivi che sicuramente non sono facili a determinare. Ma non si può negare che il risultato sia abbastanza sconfortante.

E gli altri Paesi? Secondo le analisi di Climate Watch, 107 hanno annunciato che aumenteranno il loro contributo nel corso dell’anno. Questi, insieme, rappresentano il 15% delle emissioni globali.

Altri 36 paesi, tra cui l’UE (anch’essa in ritardo), hanno annunciato un aggiornamento. Essi rappresentano l’11% per cento delle emissioni globali.

Gli altri paesi non hanno ancora fornito alcuna informazione. Rappresentano quasi i tre quarti delle emissioni globali di gas a effetto serra.

Resta da sperare che questi annunci si avverino in fretta e questi impegni vengano rispettati senza troppi ritardi, altrimenti possiamo solo dire che l’Accordo di Parigi, per quanto bello possa essere, ha un enorme deficit di attuazione.

A proposito: i tre paesi sono Norvegia, Isole Marshall e Suriname, quelli segnati in rosso nella cartina qui in alto.

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