ANIMA Confindustria | Perplessità sullo spostamento del Commercio dallo Sviluppo economico agli Esteri

Sul tavolo del nuovo governo c’è il progetto di trasferire competenze, risorse e personale dal ministero dello Sviluppo economico agli Esteri per quanto riguarda la politica commerciale e promozionale e di sviluppo dell’internazionalizzazione del sistema Paese. Si tratta di un passaggio che, se realmente avvenisse, avrebbe un ruolo molto importante nell’attività promozionale delle imprese italiane all’estero, comprese quelle della meccanica che vantano una quota export media del 58%.

Anima Confindustria, che rappresenta l’industria meccanica italiana, ha dunque preso posizione su questo progetto con un comunicato stampa in cui il suo presidente Marco Nocivelli afferma: «Abbiamo qualche dubbio sull’ipotesi che vengano trasferite le competenze in materia di internazionalizzazione e di politica commerciale internazionale dal ministero dello Sviluppo economico al ministero degli Affari esteri e commercio internazionale».

Sono 1.000 le aziende del comparto rappresentato che, in media, vantano una quota export pari al 58%, equivalente a circa 28 miliardi di euro. «L’export è la chiave di volta delle imprese della meccanica: è stato l’ancora di salvezza in questi anni di smottamento dovuti alla crisi economica e, ancora oggi, compensa la debolezza del mercato interno. Il commercio estero è sinonimo di sviluppo economico. Per la nostra esperienza, le competenze di commercio estero procedono di pari passo con altre competenze, quali la tutela della proprietà intellettuale, gli incentivi, la lotta alla contraffazione, l’economia digitale, che fanno capo al MiSe. E la meccanica italiana lo può affermare: più di sei prodotti su dieci dei nostri settori industriali hanno come destinazione il mondo. Perché sia sostenuta una simile richiesta del nostro made in Italy l’industria ha bisogno di uno sforzo di sistema dinamico e sinergico. La nostra preoccupazione è che il trasferimento delle competenze tra i due ministeri possa comportare una perdita di visione di insieme, sinergie. Preoccupa inoltre il fattore tempo che deriverebbe dal “passaggio di consegne”. Per tutti questi motivi, chiediamo che venga aperto un tavolo di confronto con il mondo imprenditoriale per valutare gli effetti di tale cambiamento e concertare la soluzione e le tempistiche migliori per le aziende e, quindi, per il sistema Paese».