Refrigeranti illegali, che fare?

I volumi di refrigerante importati anche solo dalla Cina verso l’Europa e i paesi limitrofi non rispecchiano gli andamenti imposti dal Regolamento F gas. (Credits Honeywell)

In un webinar tenutosi ieri l’azienda Honeywell ha affrontato il tema dei refrigeranti immessi illegalmente sul mercato europeo, un tema che negli ultimi mesi ha occupato le “cronache” della stampa specializzata e alcune conferenze a cui era presente anche la Commissione europea. Se da una parte il Legislatore afferma di essere consapevole di tale problematica e di agire per arginarla, dall’altra le stime del commercio illegale si aggirano su cifre di importanza tutt’altro che marginale.  Secondo Honeywell, il 20% circa dei refrigeranti immessi sul mercato europeo sarebbe fuori quota, illegale. Il che ammonterebbe a circa 20 milioni di tonnellate di CO2equivalenti. Il danno ambientale di questo fenomeno è evidente: qui si sta parlando di quantità che “mandano a gambe all’aria” i migliori calcoli per un phase down degli HFC e relativa riduzione delle emissioni di COequivalenti.

Poi vi sono conseguenze anche molto più tangibili della discordanza tra calcoli teorici e calcoli reali del phase down, soprattutto per una azienda che produce refrigeranti: più illegale c’è sul mercato, meno se ne vende di legale; più le quote rimangono invendute, meno ve ne saranno a disposizione in futuro.

Un danno economico, non solo per le Aziende ma anche per gli Stati, in termini di tasse non percepite sul commercio del refrigerante. E pare che anche queste non siano somme irrisorie, se son veri i calcoli che girano in rete: sette milioni di e di perdite per lo Stato polacco; 20 milioni per la Grecia dove sembra addirittura che il refrigerante illegale sia l’80% della quota di mercato (avete letto bene: l’80%!)

Last but not least, subentra anche l’aspetto sicurezza: degli impianti e delle persone. Un refrigerante illegale potrebbe essere venduto come non infiammabile, senza esserlo; come non tossico senza esserlo. Un refrigerante illegale potrebbe non essere omologato per i compressori e rovinare gli impianti in men che non si dica. Il risultato di tutto ciò è in ultima analisi l’esatto contrario di quanto si voleva ottenere con il Regolamento ovvero una emissione non controllata di COe un rallentamento nel passaggio ad alternative a basso GWP.

All’origine di quel 20%

Ma il presupposto che il 20% dell’immesso sul mercato sia illegale è realistico? Partendo dal fatto che i dati sull’illegale non sono mai “reali” ma supposti, Honeywell cita come fonti China Statistics, ovvero l’analisi delle esportazioni di refrigeranti dalla Cina verso l’EU28 e verso i paesi confinanti (Turchia, Paesi Balcani, Bielorussia, Ucraina, ad esmepio) nel 2017 e 2018, sia in tonnellate che in equivalenti di CO2.  E la sorpresa: per l’UE28 tali esportazioni non hanno seguito e non rispecchiano la diminuzione del 32% in tonnellate di CO2 equivalenti che invece ha imposto il Regolamento F-gas sul mercato europeo. Vi è cioè stata una diminuzione, ma del 21% in CO2equivalenti e del 5% in peso. Contemporaneamente però vi è stato un aumento del 6% in peso e dell‘11% in equivalenti di CO2verso i paesi limitrofi a UE28, che non può essere spiegato con l’aumento dell’attività economica di questi stessi paesi. Questo viene considerato un forte indicatore della misura di commercio illegale.

Qualcosa, ma non ancora abbastanza

La Commissione europea è consapevole dell’esistenza del problema e ha già messo in moto alcune misure per porre un limite al commercio illegale, attivando collaborazioni con altri enti europei quali gli uffici delle Dogane e OLAF, l’ufficio europeo per la lotta antifrode. Anche a livello di singoli Stati membri sono state condotte azioni per porre un limite alla diffusione di materiale illegale ma Honeywell pensa – e i numeri le danno ragione – che si debba fare di più.

I volti dell’illegalità

Come si spiega nel webinar, sono principalmente due le forme che può assumere il commercio illegale: un consapevole e volontario superamento delle quote da parte di chi le possiede legalmente oppure un contrabbando vero e proprio, per lo più di piccole quantità, falsamente dichiarate alle dogane. Spesso si registra anche l’utilizzo di bombole non conformi alle legislazioni europee: ad esempio, le bombole monouso sono vietate sui mercati UE dal 2007: non sono conformi alla normativa ADR che regola il trasporto di merci pericolose, sono destinate esclusivamente ai mercati extra europei e possono contenere sostanze chimiche non registrate. Ci sono delle pene? Sì, ci sono. Ovvero in alcuni Stati Membri si parla di pene pecuniarie in altri anche di arresto. Qualora l’illegalità sia stata condotta da un possessore di quote vi è anche una importante riduzione delle quote a sua disposizione.

A cosa porre attenzione?

Spesso sono state offerti refrigerati illegali in commerci online. Secondo Honeywell, le vendite illegali online sono abbastanza facili da evidenziare, una volta che si hanno le risorse per monitorare il web. Vi sono, infatti, dei chiari “segnali” che dovrebbero allertare sulla possibilità di una provenienza illegale del materiale in offerta:

  • Prezzi irrealisticamente bassi, soprattutto per quei refrigeranti che costano di piu come il 404A o 410A, R134a, che hanno subito forti aumenti nel prezzo;
  • l’offerta di tali refrigeranti in bombole monouso o dove non venga chiaramente indicata la via per restituire le bombole vuote;
  • nomi di aziende che variano continuamente per evitare di venire tracciati.

Più difficile evidenziare l’illegalità di materiale acquistato direttamente da qualcuno. Ma anche qui vi sono alcuni elementi che dovrebbero aiutare a decifrare la provenienza della merce. Ogni bombola ha una sua documentazione di accompagnamento tra cui la documentazione di importazione e la scheda di sicurezza con la registrazione REACH che deve essere fornita dal produttore e su cui vi è il numero di registrazione CE. Inoltre, deve avere una etichetta adesiva chiara e leggibile, nella lingua del paese di destinazione con indicazione del numero univoco UN, che identifica il materiale, e una indicazione chiara e inequivocabile del produttore o commerciante.  Infine, ogni bombola a pressione trasportabile deve rispettare requisiti tecnici e marcature comunitarie comunitari tra cui la marcatura PI Greco e la punzonatura con l’indicazione della pressione di collaudo. Ogni bombola porta indicata anche la data di produzione e la data di fine servizio (in genere dieci anni dopo).

Una hotline dedicata

Come agire qualora si avesse il sospetto di una attività o di materiale illegale? Molte associazioni europee si offrono come intermediario e invitano i propri soci a comunicare loro eventuali sospetti. Rimane il problema dell’anonimato: chi denuncia vuole spesso rimanere anonimo, una cosa che una denuncia diretta non puo assicurare. Per quetso l’associazione europea EFCTC – European Trade Association of Fluorocarbon Producers – European Fluorocarbon Technical Committee (EFCTC) – ha attivato recentemente una linea di denuncia gestita da EQS Integrity Line, in grado di assicurare l’anonimato della denuncia e in cui si raccolgono denunce anche solo di sospetti di attività o commerci illegali di refrigeranti. La linea è online al link https://efctc.integrityline.org. Per ora solo in inglese ma, come si afferma sul sito stesso, si mira ad aumentare il numero delle lingue disponibili nelle prossime settimane. Sempre al link indicato vi è una serie di FAQ che abbiamo raccolto e parzialmente tradotto per Voi (QUI). La piattaforma va usata solo ed esclusivamente per riportare questioni legate agli F gas.

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