Idrocarburi: adeguate misure di sicurezza, chiave per una più ampia applicazione

Idrocarburi
Renè van Gerwen

«Gli idrocarburi sono uno dei principali refrigeranti a lungo termine e per questo è fondamentale rendere chiare a chi li usa le loro caratteristiche» afferma Renè van Gerwen, consulente di ENTROPY Cooling Solutions, intervenuto al convegno ATMOsphere Europe settimana scorsa.

L’attenzione della sua presentazione è dedicata in particolare agli standard e ai limiti di carica che oggi in Europa sono un vero ostacolo alla maggiore diffusione della refrigerazione a idrocarburi.  A proposito dei limiti di carica afferma van Gerwen: «Ogni carica di HC può essere accettabile nel momento in cui le misure di sicurezza siano adeguatamente messe in atto, basandole su una adeguata analisi del rischio». E sottolinea un paradosso: «Nel nostro quotidiano abbiamo a che fare con una indefinita quantità di sostanze infiammabili che vengono usate senza nessuna preoccupazione perché sono date per scontate: il carburante nelle auto, le bombole di gas in casa o nei camper, etc.».

Per van Gerwen il problema, dunque, non è la carica, ma la adeguata messa in atto di tutte le misure di sicurezza richieste caso per caso: «Mai scendere a compromessi con la sicurezza».

Per altro, seguire le norme di sicurezza può talora veramente essere oneroso perché esse sono soggette a regolazione nazionale e questo implica che, ad esempio in Europa, vi sia una estrema frammentazione nei regolamenti. Per questo, oltre ad una revisione degli standard che regolano l’utilizzo degli HC, processo che in parte sta già avvenendo, sarebbe auspicabile una armonizzazione delle norme di sicurezza a livello europeo e un coordinamento tra gli Stati membri su questo tema.

La frammentazione delle norme di sicurezza in realtà non riguarda solo l’Europa ma ha valore generale. «Per questo l’affermazione della tecnologia di refrigerazione ad HC è qualcosa che varia da nazione a nazione». Ci sono però due casi applicativi che hanno un valore veramente globale:

  • La refrigerazione domestica che dal 1992 – anno della affermazione della tecnologia Greenfreeze, fortemente sostenuta da Greenpeace – ad oggi ha visto l’affermarsi dell’isobutano come refrigerante e nelle schiume isolanti nei dispositivi domestici di raffreddamento e refrigerazione. Oggi sono circa 100 milioni le unità di apparecchi domestici ad isobutano vendute nel mondo ogni anno, tendenza in crescita.
  • L’affermazione di piccoli cabinet plug-in commerciali grazie alla iniziativa “Refrigerants, Naturally!”, portata avanti da alcuni player mondiali, che ha portato alla immissione sul mercato di oltre 2,5 milioni di unità di mobili a idrocarburi, tutti con una carica massima di 150 grammi di HC.

A parte questi due casi, tutte le altre storie di affermazione degli HC sono di valore locale. Vale la pena però di osservare che in tutti i continenti sono stati avviati processi per poter affermare la refrigerazione ad HC, sebbene siano diversi i livelli per una sua affermazione.

Vale anche la pena di citare gli sforzi che stanno compiendo India e Cina in questa direzione. In India dal 2012 si producono condizionatori mini-split di potenza tra i 3 e i 5 kW e ve ne sono oggi circa 600.000 unità sul mercato. In Cina 20 linee di produzione di condizionatori split e portatili sono state convertite ad HC e altre 20 sono in conversione entro i prossimi 5 anni. Anche il retail ha iniziato la sua conversione verso gli HC. Dal 2015 tutti i nuovi supermercati hanno isole refrigerate  a GWP.

Rimane però l’Europa leader nella affermazione di questa tecnologia, per il maggior numero di applicazione  e per la loro varietà. Pompe di calore, chiller, impianti DX, cabinets commerciali, refrigerazione domestica, impianti in cascata con la COsono solo alcuni degli esempi che van Gerwen cita di applicazioni reali.

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