Tendenze nelle applicazioni dell’ammoniaca

Andy Pearson

L’ammoniaca è l’unico refrigerante in uso da ormai 150 con continuità. Nessun altro refrigerante può vantare un curriculum simile. Diversi sono i motivi che hanno portato a questo risultato: l’ammoniaca è un refrigerante molto efficiente, facile da usare, non è un ODS e non ha un effetto serra. È un refrigerante poco costoso e la molecola chimica più prodotta in assoluto al mondo. Il 2% del consumo elettrico mondiale viene usato per produrre ammoniaca, di questa produzione una piccolissima parte viene usata come refrigerante.

Numerosi sono dunque i driver per l’utilizzo dell’ammoniaca ma altrettanto numerosi sono quelli che ne impediscono l’uso: è tossica, è infiammabile, ha un odore acre, necessita di misure di sicurezza negli impianti e, infine, della ammoniaca si ha paura. «Se vogliamo aumentare l’uso di questo refrigerante è proprio sui driver negativi che dobbiamo soffermarci e considerare come poterli concretamente affievolire» Tra tutti sicuramente il timore per le caratteristiche di infiammabilità e tossicità del refrigerante gioca un ruolo non secondario nelle decisioni degli end user contro l’ammoniaca. «Si tratta di un fattore che può essere attenuato agendo sulla riduzione della carica» afferma Andy Pearson, Star Refrigeration Ltd, intervenuto alla recente conferenza ATMOsphere Europe 2018.

La definizione di “bassa carica” varia a seconda delle fonti ma per Pearson è il punto di equilibrio tra rischio minimo e stabilità della performance di sistema in caso di perdite di refrigerante (riquadro verde). Cliccare per ingrandire.

Questa dunque – la bassa carica – sembra esser la tendenza verso cui si muove l’innovazione i termini di utilizzo dell’ammoniaca. La definizione di “bassa carica” varia a seconda delle fonti ma per Pearson è il punto di equilibrio tra rischio minimo e stabilità della performance di sistema in caso di perdite di refrigerante. Oggi i sistemi che permettono la più bassa carica di ammoniaca sono i sistemi „packaged“ che contengono tra i 100 e i 700 grammi di ammoniaca per kW. «Non scenderei sotto una certa soglia di carica – afferma Pearson– altrimenti il sistema diventa troppo sensibile ad eventuali perdite».

I sistemi “packaged” permettono una diminuzione delle cariche del 75-95% rispetto a sistemi standard e una diminuzione del 60% nei costi operazionale. A questo si aggiunge l’efficienza del sistema e del refrigerante. «Un sistema a bassa carica è veramente un driver verso l’efficienza energetica».

«In generale – afferma Pearson – il vero driver oggi per l’utilizzo della ammoniaca è la sua sostenibilità, sia economica, che sociale e ambientale». A questo si aggiunge che è una molecola che, come la CO2, facendo parte di molti cicli naturali, non riserva sorprese in termini di interazione con l’ecosistema, che è stato, invece, il motivo per cui si sono dovute fare misure per l’eliminazione o riduzione di CFC (buco nell’ozono) e HFC (effetto serra) e che non è escluso possano venire scoperte in futuro per i nuovi refrigeranti sintetici.

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