Refrigeranti: benvenuti all’alba del 2018

(Articolo apparso nell’edizione cartacea di ZeroSottoZero a dicembre 2017)

Il 1° gennaio 2018 si sta avvicinando. Sarà l’anno in cui il settore europeo del freddo dovrà affrontare la maggiore riduzione percentuale prevista dal regolamento 517/2014 sui gas fluorurati per la diminuzione degli HFC. La drasticità di questo passaggio è aumentata dal fatto che nel conteggio delle quote rientrano ora (dal 1° gennaio 2017) anche i gas contenuti in apparecchi precaricati, che arrivano in Europa per lo più dal mercato asiatico. Si tratta di un 11-12% circa di gas che fino allo scorso anno non veniva conteggiato, mentre ora richiede l’utilizzo di quote e quindi abbassa ulteriormente la disponibità di F-Gas. Il risultato è una riduzione di oltre il 40% di gas refrigeranti (in equivalenti di CO2) che aspetta al varco il settore europeo del freddo.

Come si sta muovendo l’Italia? Quali scenari si prospettano? In dialogo con il Dr. Ennio Campagna, Rivoira.

Come si sta muovendo il settore verso il 2018? – Mentre in Europa il passaggio a refrigeranti alternativi in sostituzione di quelli ad alto GWP è iniziato già da qualche tempo, in Italia fino allo scorso anno quasi nessuno ha fatto retrofit o ha utilizzato prodotti nuovi. Semplicemente si è agito come se il 2018 fosse molto lontano. Ma quest’anno le cose stanno cambiando. Per i refrigeranti a più alto GWP, quelli che maggiormente incidono sulle quote, si sono iniziate a sentire le prime difficoltà di approvvigionamento. Stiamo parlando soprattutto di refrigeranti quali il 404A, il 410A e il 134a. È, infatti, dall’inizio dell’anno che i prezzi di questi refrigeranti continuano a salire, mentre ne diminuiscono le disponibilità sul mercato. Inoltre, alcuni incidenti avvenuti in impianti di produzione cinesi, dove si producono i componenti di alcune miscele che circolano sul mercato europeo, hanno contribuito a creare ulteriore carenza di prodotto. Questi due elementi insieme hanno portato a una certa crisi sul mercato europeo, quindi anche italiano.

Attorno a quali dimensioni si aggirano gli aumenti a cui ha accennato? – Questi aumenti si registrano ormai da gennaio 2017. Inizialmente ammontavano al 10-20% al mese. Ora (ndr: luglio 2017) siamo in una situazione in cui alcuni refrigeranti costano il doppio rispetto all’anno scorso (quelli a minore GWP, come l’R134a); altri sono triplicati (come l’R410A, a medio GWP); altri ancora sono quintuplicati (come l’R404, ad alto GWP). Il tutto nell’arco di sei-sette mesi e nessuno sa quando si fermeranno questi aumenti. Si è praticamente assistito a un’inversione di tendenza per cui alcune miscele di HFO costano ora meno dell’HFC che vanno a  sostituire. Con l’aumento di giugno c’è stato questo sorpasso. Quindi, laddove prima in certi casi il prezzo poteva essere la scusa per non abbandonare l’HFC, ora il costo non può più essere addotto come ostacolo, ma è anzi una forte spinta al passaggio ai fluidi a più basso GWP.

A Suo parere quale rimane l’ostacolo? – Innanzitutto esso è di natura psicologica: vi è la naturale resistenza di un operatore a cambiare ciò che ha sempre usato. Questo vale soprattutto per le centrali frigorifere oggi già in funzione nei supermercati. Per le centrali nuove, invece, vi sono ancora alcuni produttori di compressori che non hanno rilasciato le omologazioni necessarie per i nuovi refrigeranti, soprattutto nel caso dei compressori ermetici e questo, ovviamente, crea una difficoltà oggettiva. Per il resto, fare retrofit di un impianto a 404A oggi è molto più semplice di qualche anno fa. I refrigeranti nuovi, proposti come sostitutivi, hanno un comportamento molto simile a quelli tradizionali. Non c’è più nemmeno il problema di scelta delle guarnizioni e delle valvole, né la necessità di cambiare il lubrificante (dato che si usa sempre il POE). Oggi fare il retrofit non è più un’impresa complessa o rischiosa, ma richiede il suo tempo e un’attenta pianificazione.

Qualche riflessione sul regolamento F-Gas

Lo schema di riduzione degli HFC secondo il regolamento F-gas.

Come vede Lei il passaggio previsto dal regolamento F gas nel 2018? – A mio parere, questa diminuzione così drastica nel 2018 arriva troppo presto. Il regolamento avrebbe dovuto lasciare più tempo all’inizio, introdurre diminuzioni meno ripide. Il mercato della refrigerazione, ma soprattutto quello dei componenti e degli impianti, ha bisogno di capire e testare nuove soluzioni; mentre i tecnici hanno bisogno di conoscere e sperimentare le soluzioni alternative. Un passaggio cosi radicale ora, a soli 3 anni dall’entrata in vigore del regolamento F-gas, potrebbe creare non poche difficoltà.

Quindi si sarebbe dovuti essere più progressivi nella diminuzione delle quote? – Per esempio. Oppure si sarebbe dovuta fare una differenza tra impianti nuovi e vecchi. Con gli impianti nuovi, riduzioni cosi radicali non sarebbero state un problema. Ma considerando la riduzione tutti gli impianti insieme, nuovi e vecchi, allora questo può creare problemi.

Per i nuovi ci sarebbe, ad esempio, la CO2 come sostituto del 404A…  – La CO2 non è una soluzione per il retrofit. È una soluzione proposta per supermercati nuovi ma il ricambio dei supermercati in Italia è circa del 5% annuo. Inoltre, considerando che la vita di una centrale frigorifera di un supermercato è di almeno vent’anni e che l’età media delle centrali frigorifere del parco supermercati italiano è, secondo le mie stime, intorno ai dieci anni, è chiaro che vi è numero elevato  di impianti non ancora troppo vecchi per essere sostituiti, che funzionano a HFC. Per questi l’unica soluzione è il retrofit con le nuove miscele a basso GWP, come ad esempio le miscele a base di HFO: R448A, R449A ed R452A.

 L’Italia e il 2018

Che cosa succederà nel gennaio 2018? – Ci sarà una grossa crisi di prodotto se in questi mesi non si accelera il passaggio ad alternative. È vero che nei supermercati sono stati fatti grossi miglioramenti in termini di perdite di gas, per cui si è passati da una media del 15% annuo a una media del 10% annuo, come dicono certi studi. Ma è anche vero che quel 10% continua ad esistere, quindi, o si convertono tutti gli impianti (cosa impossibile in pochi mesi) o dei rabbocchi bisognerà comunque farli. In altre parole, del 404A si avrà ancora bisogno per un po’.

Come si sarebbe dovuto agire? – L’ideale sarebbe stato cominciare qualche anno fa, programmando un certo numero di retrofit all’anno, in modo da arrivare al 2018 quasi senza più impianti a 404A. Ma questo non è successo, almeno non in Italia.

Rigenerato, perché no!

Voi, come Rivoira, vi occupate anche di recupero del refrigerante? – Forniamo alle aziende le bombole per recuperare il refrigerante, ma non essendo noi una azienda smaltitrice, ci appoggiamo ad aziende terze per recuperare o smaltire il refrigerante.

Quando si smaltisce e quando si recupera e rigenera? – Se il recupero non è fatto correttamente, se cioè avvengono contaminazioni tra refrigeranti, allora il tutto deve essere mandato allo smaltimento, che avviene in genere in Francia o Germania. Se il recupero invece avviene secondo le regole, in modo da evitare contaminazioni, il refrigerante può esser rigenerato.

Quindi riutilizzato? – Sì. Il refrigerante rigenerato è un prodotto quasi nuovo, con garanzie, che rispettano determinati standard (Norme ARI). Tra l’altro, il suo utilizzo aiuterebbe a rispettare più facilmente i limiti imposti dal regolamento F-gas. Infatti, il rigenerato che rientra sul mercato non viene più calcolato nel computo delle quote. Quindi, ben venga il suo utilizzo! Chiaramente esso ha dei limiti: la sua disponibilità non è regolare, ma solo quando si recupera correttamente il gas refrigerante e lo si invia alla rigenerazione. Noi consigliamo l’uso del rigenerato solo per il rabbocco degli impianti che sono a pochi anni dal fine vita. Altrimenti consigliamo un retrofit.

Quale è, secondo la Vostra esperienza, oggi in Italia la percentuale di recupero del refrigerante per la rigenerazione? – Secondo la nostra esperienza è del 2 o 3% rispetto a quanto si vende in Italia, quindi una quantità assolutamente insufficiente per aiutare a rispettare gli obblighi del regolamento F-gas.  È però presumibile che la scarsità di HFC favorisca nei prossimi anni il recupero dei refrigeranti, portando la percentuale di recupero su valori più elevati e più simili a quelli che si registrano nei principali paesi Europei (in particolare in Francia, Germania e Gran Bretagna)

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