Una carbon tax anche per l’Italia?

Durante il recente convegno annuale di Kyoto Club si è parlato, tra l’altro, della possibilità di introdurre anche in Italia una carbon tax come strumento economico per velocizzare la transizione energetica. Si tratta di una tassa proporzionale ai contenuti di carbonio dei vari combustibili. Sarebbe, dunque, più cara per il carbone, meno cara per petrolio e metano e ovviamente non verrebbe pagata dalle fonti rinnovabili. La carbon tax è già stata proposta e adottata da diversi paesi, ad esempio Svezia e Canada, dove si sono avuto interessanti risvolti economici, oltre che ambientali.

L’Italia sta pensando a una carbon tax ormai da un certo numero di anni. Il governo ha introdotto una legge finanziaria nel 2012 che comprendeva una tassa verde, ma non è mai stata attuata.

Secondo quanto ipotizzato al convegno del Kyoto Club, una carbon tax di € 20 per tonnellata imposta sulle emissioni di CO2, potrebbe generare 8 miliardi di €. Un altro miliardo di euro l’anno potrebbe essere generati aumentando canoni di estrazione del metano grezzo – attualmente 350 milioni di euro di euro – e dalla riduzione delle sovvenzioni ai combustibili fossili.

In qualità di Stato membro dell’Unione Europea, l’Italia ha fatto parte di Emission Trading Scheme dell’UE (EU ETS) dal 2005. Questo “sistema cap-and-trade” stabilisce un livello massimo di inquinamento e distribuisce permessi di emissione per ogni tonnellata di COche le aziende producono. Le aziende possono ottenere questi permessi attraverso uno stanziamento iniziale o asta, o attraverso scambi con altre imprese. Pertanto, i permessi hanno un valore in quanto consentono alle aziende di evitare di fare tagli sulle emissioni.

L’ ETS è stato colpito da un eccesso di allocazione dei permessi, profitti eccezionali, a volatilità dei prezzi e l’inflazione dei prezzi dell’energia per cui non sempre i risultati sono stati quelli attesi. Oggi, ad esempio, il prezzo della CO2 nell’ambito dell’ETS è sceso a 5 €/t. È quindi evidente che questo strumento non è stato e non è in grado di fornire segnali di mercato, con una decisa penalizzazione degli efficientissimi impianti a gas a ciclo combinato rispetto alle centrali a carbone. Una carbon tax invece, imporrebbe una tassa diretta sulle emissioni.

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