Un anniversario: 25 anni dalla seconda Guerra del Golfo. E la dipendenza energetica dalle regioni in crisi è più alta che mai!

Venticinque anni fa la seconda guerra del Golfo si stava avvicinando al suo triste apice. Dopo l’invasione delle truppe irachene in Kuwait, gli Stati Uniti e i suoi alleati attaccarono l’Iraq inizialmente dall’aria, quindi nel mese di febbraio furono inviate truppe di terra nella regione ricca di petrolio e l’Iraq accettò infine, nel marzo del 1991, un “cessate il fuoco”

Oggi, un quarto di secolo più tardi, lo sfruttamento delle fossili e i conflitti armati caratterizzano ancora quella parte di Medio Oriente. Le conseguenze – innanzitutto instabilità politica, crisi dei migranti e danni climatici – si sentono dovunque in Europa.

Solo con le energie rinnovabili, siamo in grado di risolvere la dipendenza dai combustibili fossili sporchi e idi risolvere l loro impatto devastante” afferma l’amministratore delegato della Agenzia tedesca per le energie rinnovabili (AEE), Philipp Vohrer. La Germania è fortemente dipendente dalle energie fossili importate. Nonostante il calo dei consumi di energia e lo sviluppo delle energie rinnovabili, la dipendenza dalle importazioni della Germania, ma anche di altri paesi europei, non da ultimo l’Italia, è aumentato di otto punti percentuali, al 70% negli ultimi 25 anni. “Il fatto che la Germania dipenda senza sosta dalle importazioni di petrolio è dovuto principalmente alla mobilità e anche ai milioni di caldaie ad olio ancora in uso”.

Chi oggi, nonostante le alterative rinnovabili, investe ancora nel fossile, deve sapere che per i prossimi decenni non solo danneggerà’ l’ambiente ma indirettamente sosterrà l’instabilità nelle regioni del Medio-Oriente. Anche per questo è quanto mai urgente una transizione energetica anche nel settore della mobilità e del riscaldamento”.

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