Verso il “Made in Europe”: questo è stato l’Eurovent summit 2018

EuroventA fine settembre, Siviglia è stata cornice del Summit di Eurovent, l’associazione europea dei costruttori di sistemi di climatizzazione, raffreddamento di processo e tecnologie della catena del freddo. Un evento che quest’anno ha registrato una partecipazione eccezionale: più di 500 i partecipanti, più di 40 i meeting in parallelo.

Il Summit di quest’anno ha visto un focus particolare sui mercati del Sud Europa e sulla applicazione della connettività al settore HVAC&R, in tutti i suoi aspetti. All’evento ha partecipato tutto il mondo Eurovent. L’Associazione cinese di Refrigerazione e Condizionamento è stata ospite.

Con Francesco Scuderi, Vice Segretario Generale di Eurovent, abbiamo raccolto le prime

Eurovent
F. Scuderi

osservazioni „a caldo“, a qualche giorno dalla conclusione del Summit.

  • Una prima impressione sul Summit?

È stato un Summit che ci ha lasciato una sensazione molto positiva. Il numero di presenze ha superato le nostre aspettative. Abbiamo analizzato la direzione che la nostra industria sta prendendo in termini di innovazione tecnologica e di legislazione e ci siamo trovati di fronte ad una industria molto matura, molto più matura di quanto abbiamo visto, ad esempio, dall’ultimo summit di due anni fa.

  • In che senso?

L’industria europea si trova oggi di fronte a numerosissime sfide: Ecodesign, Efficienza energetica, nuovi refrigeranti, di cui molti infiammabili. È in divenire una vera e propria rivoluzione che richiede, tra l’altro, di modificare standard e regolamenti in modo adeguato.  In questo contesto è fondamentale essere parte attiva del processo di cambiamento, per poter definire le direzioni di sviluppo futuro. Questo concetto è ormai pienamente recepito dalla industria europea. Essa ha perfettamente capito l’importanza di partecipare al network e a incontri come, ad esempio, il nostro Summit; ha dimostrato di aver pienamente recepito capito l’importanza di sedere ai tavoli della standardizzazione e portare la propria voce fino a Bruxelles. Questo intendo per maturità: l’acquisizione di una consapevolezza di settore, che superi la propria azienda, il proprio prodotto, il proprio paese.

  • Il settore europeo si sta muovendo verso un’unica direzione?

Per forza di cose lo sta facendo. Le legislazioni comuni fanno sì che il prodotto europeo acquisti una sua identità ben specifica, che lo differenzia sul panorama mondiale. Chi acquista un prodotto europeo sa che esso rispetta determinati standard. Questo è garanzia e al contempo segno identitario. E può diventare un vantaggio competitivo, a saperlo utilizzare adeguatamente.

La connettività? Il futuro!

  • La connettività è stato uno dei temi chiave di questo summit. Quali aspetti sono stati affrontati?

Sia pubblico che oratori si sono trovati d’accordo su un punto: la connettività e la digitalizzazione sono il futuro della nostra industria. Già oggi molti sistemi non possono esser più pensati senza connessione. L’IoT, la manutenzione predittiva, la gestione a distanza sono tutti elementi che a poco a poco stanno diventando scontati, che il cliente richiede sempre più. E che comunque portano enormi vantaggi in termini di risparmi, efficienza, sicurezza degli impianti.

  • Ma essere connessi non basta…

No, non basta. Non bisogna cioè scordare (o sottovalutare) il risvolto della medaglia: l’interconnessione va protetta, il cyber-rischio non è solo una ipotesi. Gli apparecchi costruiti e progettati oggi, la loro struttura e modalità di interconnessione costituiscono lo status quo per costruire tutto quanto arriverà sul mercato nel prossimo futuro.  È dunque fondamentale cogliere l’occasione oggi, ancora all’inizio di questo fenomeno, per capire dove siano i punti vulnerabili di tutto quanto arriva sul mercato e capire come renderlo sicuro attraverso tutta la catena produttiva e in tutte le possibili forme di utilizzo. Vi sono già oggi molti protocolli standard che permettono di proteggere i sistemi e la analisi del rischio dovrebbe diventare routine nelle analisi del ciclo del prodotto.

  • Vi è poi il fatto che, pur essendo interconnessi, non sempre gli apparecchi riescono a comunicare tra loro…

Questo è un altro degli aspetti su cui si sta lavorando. L’affermazione degli smart euipment, per poter interfacciare e confrontare i diversi sistemi tra di loro.

Eurovent
45 incontri, 3 seminari, 3 eventi di punta… ma anche momenti di convivialita’ al Summit Eurovent.

Verso un “Made in Europe”?

  • Sono state lanciate nuove idee durante il Summit?

Una idea molto interessante è nata dalla analisi dei dati di export dei prodotti del settore europeo rappresentato da Eurovent. Se si considera il peso di questo settore sull’export, esso ha una importanza molto maggiore rispetto all’export dello stesso settore degli altri continenti. Quindi l’industria europea rappresentata da Eurovent ha un peso mondiale non indifferente. Tenendo conto, come ho detto prima, che essa ha anche già una base comune in termini di standard e caratteristiche tecniche, forse è veramente ora di pensare non più a un made in una qualunque nazione europea, ma a un “made in Europe” per il nostro settore.

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Il Summit in numeri

Qui i primissimi numeri diffusi dagli organizzatori subito dopo la conclusione dell’evento:

  • 524 partecipanti da 32 paesi
  • 600 km: la distanza di viaggio più lunga tra Siviglia e un partecipante
  • 45 incontri, 3 seminari, 3 eventi di punta

Il Summit 2020 si terrà in Turchia in collaborazione con la associazione nazionale ISKId e avrà luogo dal 22 al 25 settembre.

 

 

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