Emendamento di Kigali ed F-gas: una grossa opportunità per l’Europa

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FIGURA 1: Paragone tra l’emendamento di Kigali e il regolamento F gas 517/2014. In grigio: Business as Usual, senza interventi; in verde la riduzione programmata con la F gas; in rosso e blu le riduzioni attese con Kigali nei paesi in via di sviluppo (rosso) e industrializzati (blu). Credits: Tim Gabriel, EIA. Cliccare per ingrandire

A livello mondiale l’UE guida la transizione verso tecnologie sostenibili per il clima, anche oggi dove è stato approvato l’emendamento di Kigali. Tim Grabiel – Investigation Environmental Agency, EIA – nella sua presentazione tenuta alla XVII Conferenza Europea sulla Refrigerazione organizzata a Milano dal Centro Studi Galileo, analizza le differenze tra le proposte dell’emendamento di Kigali per la riduzione degli HFC e quanto invece richiede agli Stati europei il regolamento F-gas. La figura 1 rappresenta in maniera grafica la differenza tra Kigali e la F-gas:

  • Quando i paesi sviluppati nel mondo inizieranno il loro processo di riduzione degli HFC secondo quanto richiesto dall’emendamento, l’UE avrà già quasi dimezzato i suoi consumi di HFC (intorno al 2021);
  • Il riferimento – la baseline – per la riduzione dell’UE (2009-2012) è molto più severo di quello di Kigali;
  • Le tappe di riduzione previste dalla F gas sono molto piu’ veloci e serrate di quanto richiesto da Kigali;
  • L’UE arriverà ben prima degli altri paesi sviluppati alle riduzioni richieste.

Queste differenze mostrano come l’approccio del regolamento europeo sia in realtà ben più impegnativo e ambizioso di quanto non sia quello di Kigali. Quindi, per l’Europa rispettare il proprio regolamento F gas significa contemporaneamente assolvere pienamente i “compiti” di Kigali. In questo senso possiamo dire che Kigali non rappresenta per la UE nessuna difficoltà.

Ma vi è dell’altro: Grabiel fa giustamente notare come la riduzione (phase down) richiesta

Figura 2. Credits: Tim Gabriel, EIA. Cliccare per ingrandire

dalla F gas sia molto più severa di quanto non sembri. Al 1° gennaio 2018 è previsto infatti il secondo step di riduzione, ovvero del 37% rispetto alla baseline. Ma nel calcolo della baseline non erano compresi gli HFC contenuti negli apparecchi precaricati che invece sono nel calcolo solo dal 1° gennaio 2017 (Figura 2). Questo significa che in realtà, rispetto alla baseline, la riduzione è molto maggiore e si aggira intorno al 48%. Si tratta di sforzi non indifferenti e giustamente chi ha fatto bene i conti esorta il settore ad agire in fretta e abbandonare gli HFC ad alto GWP il più in fretta possibile.

L’applicazione del regolamento non è stata priva di effetti secondari:

  • Si è assistito nel 2014 ad un accaparramento di HFC ad alto GWP che ha mantenuto, almeno nel 2015, il livello dei prezzi artificialmente basso; questo ha sicuramente contribuito ad anestetizzare il senso dell’urgenza di una eliminazione veloce di HFC ad alto GWP;
  • Ora che le scorte accaparrate si stanno esaurendo, i prezzi stanno schizzando alle stelle; negli ultimi mesi si sono susseguiti a ritmo serrato i comunicati di aumento del costo degli HFC o addirittura di stop delle vendite in Europa per alcuni HFC;
  • Gli HFC ad alto GWP diventano merce rara e costosa: il terreno ideale per attirare azioni di contrabbando;

Secondo Grabiel è fondamentale però anche capire che la F-gas e Kigali insieme rappresentano per le Aziende europee che stanno investendo in tecnologie a basso impatto ambientale una opportunità di business senza precedenti. Infatti, mentre l’Europa deve ridurre gli HFC, i paesi in via di sviluppo si trovano a dover abbandonare gli HCFC e poco dopo a dover ridurre (sotto Kigali) gli HFC. In altre parole: quello che l’Europa sta sviluppando in termini di tecnologie per ottemperare alla F gas risponde perfettamente anche alle esigenze dei paesi in via di sviluppo per ottemperare a Montreal e Kigali: una straordinaria occasione che deve essere colta dall’industria europea all’avanguardia nelle tecnologie a basse emissioni.

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